«Bimbi ciechi prigionieri in casa»

17 Marzo 2017

La denuncia del “Comitato 328 Abruzzo” dopo il taglio dei fondi regionali per i disabili pluriminorati

«I nostri figli ciechi, ipovedenti e sordi, pluriminorati, sono agli obblighi di dimora senza aver commesso reato. Da più di 2 mesi la Regione ha interrotto i servizi di cui disponevano, destinandoli a giornate vuote, fatte di solitudine e frustrazione per loro e le loro famiglie, negando loro il diritto alla salute, all’istruzione e all’integrazione sociale, principi costituzionalmente garantiti». Inizia così la lettera che il Comitato 328 Abruzzo, nato a Lanciano che finora unisce una quarantina di famiglie della Provincia con figli ciechi e pluriminorati, ha inviato all’assessore regionale alle politiche sociali Marinella Sclocco, e a quello alla sanità, Silvio Paolucci, per chiedere perché sono stati tagliati i fondi destinati ai ciechi, ipovedenti e pluriminorati psicosensoriali (L.32/97 e L. 284/97) senza dare nessuna spiegazione alle famiglie. Senza questi fondi, persone dai 4 ai 60 anni, non possono avere l’assistenza educativa, o i servizi volti alla loro integrazione sociale, alla loro autonomia. C’è così Marco, 7 anni, cieco e in carrozzina, che non può seguire corsi di tastiera, Giuseppe non riesce a fare i compiti o a imparare a usare le mani per giocare con il suo pupazzo, Francesco non può andare in piscina, altri non possono seguire laboratori di scultura, altri ancora non possono uscire e fare attività a casa. Insomma, senza un educatore al loro fianco questi ragazzi, bambini, adulti, non possono vivere serenamente. «Noi famiglie con figli ciechi e pluridisabili viviamo nell’abbandono», denuncia il Comitato. «Da gennaio sono stati sospesi i servizi rivolti ai nostri figli senza dare nessuna spiegazione. Abbiamo interessato del problema anche il Comune, l’assessore Dora Bendotti, ma non riusciamo ad uscirne. Ci sono leggi, come la 284/97 volte a garantire la riabilitazione e l’integrazione sociale dei soggetti pluriminorati, ma ad esempio, tramite la 284/97, è stato finanziato il Centro di Oftalmologia dell’ospedale di Chieti che ci risulta non fornisca alcun tipo di riabilitazione ai disabili ciechi e ipovedenti pluriminorati. L’obiettivo delle normative in questione è far acquisire ai nostri ragazzi, attraverso percorsi educativi e riabilitativi le competenze che migliorando il loro livello di autonomia, permettano la loro partecipazione alla vita domestica, sociale. Sono atti educativo-terapeutici e non assistenziali e devono essere erogati da personale qualificato. L’autonomia per i nostri figli significa riuscire a svolgere le normali attività della vita quotidiana: mangiare, lavarsi, vestirsi, giocare, sapersi orientare nello spazio, comunicare con gli altri attraverso linguaggi alternativi, attraverso ausili tecnologici come comunicatori vocali. Questa è riabilitazione, questa è educazione e non assistenzialismo. E sono interventi che devono essere strettamente individuali». Ma a oggi non c’è alcun tipo di riabilitazione e integrazione individuale, mancano fondi, e bambini, ragazzi, adulti che affrontano la vita, nonostante le difficoltà, col sorriso, la voglia di imparare, e crescere, devono invece superare altri ostacoli burocratici. «Vogliamo un tavolo di confronto con Comune e Regione» chiude il comitato «per definire il servizio domiciliare e un regolamento che permetta ai nostri figli di vivere». (t.d.r.)