Bimbi del bosco a casa per trascorrere il weekend, Pillon: «Vicino il ricongiungimento totale»

Oggi tornano a dormire con i genitori. Catherine e Nathan andranno a prendere i piccoli nella struttura protetta di Vasto e li porteranno nell’abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli
PALMOLI. Da quella notte sono passati 331 giorni. Era il 20 novembre scorso quando i tre fratellini trascorsero, per l’ultima volta, una notte con mamma e papà. Oggi torneranno a dormire con loro e passeranno un intero fine settimana in famiglia, senza educatori o altre presenze estranee. Per due giorni, potranno ritrovare la normalità più semplice: la cena in compagnia, il sonno sotto lo stesso letto, il risveglio del mattino. Non sarà ancora un ritorno definitivo. E non sarà neppure nella vecchia casa di pietra immersa nella campagna, quella attorno alla quale è nata la vicenda dei bambini del bosco. I tre dormiranno nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune, dotata dei comfort richiesti e scelta per accompagnare il riavvicinamento. Ma il significato, per Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, è evidente: dopo mesi di separazione, il tempo insieme non si fermerà più al tramonto.
Durante il giorno, invece, tutto dovrebbe tornare a com’era prima. Nel senso che, analogamente a quanto avvenuto nelle visite precedenti, i bambini potranno spostarsi verso il casolare del bosco, rivedere gli animali, incontrare i vicini, riprendere contatto con luoghi e presenze che appartenevano alla loro quotidianità. Li aspettano il cavallo Lee, l’asino Gallipoli, i gatti, i cani, le galline. Punti fermi di una vita interrotta, rimasti lì mentre attorno cambiavano regole e abitudini.
L’ultimo provvedimento dei giudici dell’Aquila, datato 1° settembre, aveva indicato le tappe. Se il percorso di sostegno genitoriale fosse «proseguito positivamente», il Servizio sociale avrebbe potuto autorizzare «rientri senza pernotto di maggior durata», con la presenza dell’educatore. È quanto è accaduto il 22 settembre, quando i fratellini hanno trascorso un pomeriggio nella nuova casa. Ad accoglierli, sul tavolo, c’era un grande vassoio di biscotti allo zenzero.
Nella stessa ordinanza i magistrati avevano fissato anche il passaggio successivo: «Dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica», si sarebbe valutata la possibilità di far trascorrere ai bambini il fine settimana con i genitori. La decisione è arrivata ieri. Stavolta il rientro comprende la notte. E comprende, soprattutto, ore senza la sorveglianza degli assistenti sociali. Ad annunciarlo è stato l’avvocato Simone Pillon, difensore dei coniugi: «Potranno stare con i genitori liberamente e senza alcuna presenza estranea alla famiglia. Mamma e papà sono molto felici. La strada per il pieno ricongiungimento è ormai alle battute finali». Poi l’appello ai media: «Colgo l’occasione per chiedere alla stampa di voler rispettare questo momento così prezioso, lasciando adeguata privacy alla famiglia».
Il senso degli ultimi avvenimenti è racchiuso anche nelle parole dello psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte dei genitori: «Ricostruire le trame della quotidianità e recuperare intimità affettiva, luoghi e presenze non sarà né facile né scontato, ma finalmente si segna una prima tappa parziale ma irreversibile verso il ritorno». E aggiunge il rammarico che accompagna da mesi la posizione della famiglia: «Pur nella felicità del momento, rimane l’amarezza di fondo: ma davvero per mandare questi bimbi in una scuola pubblica italiana e avere un bagno moderno era necessaria una simile devastazione? Mi auguro che questa storia faccia riflettere un po’ tutti noi quando parliamo di tutele dei minori».
La giornata comincia questa mattina nella casa famiglia di Vasto dove si trovano i tre figli. I genitori andranno a prenderli e li porteranno nell’abitazione messa a disposizione per loro. Resteranno insieme fino al tardo pomeriggio di domani. Poi saranno gli stessi genitori a riaccompagnarli nella struttura protetta. Il ritorno, dunque, ha ancora un orario di fine. Ma per la prima volta comprende una notte intera.
Sullo sfondo resta il procedimento giudiziario. Il 3 novembre il caso arriverà davanti alla Corte d’appello, chiamata a pronunciarsi sul reclamo presentato dall’avvocato Pillon. Il ricorso si sviluppa attorno a cinque punti: la contestata validità della relazione della consulente del tribunale che ha inciso sulla posizione dei genitori; l’assenza, secondo la difesa, di riferimenti allo stato di salute dei bambini e al programma di istruzione parentale presentato; le difficoltà applicative dell’ordinanza; i progressi che, sempre secondo i ricorrenti, non sarebbero stati adeguatamente considerati; e il tema della libertà educativa della famiglia.
Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio l’istruzione. Nel reclamo viene sostenuto che la scelta dell’educazione parentale rientra nei diritti riconosciuti alle famiglie e si richiama il fatto che il ministero dell’Educazione e del Merito ne abbia ribadito più volte la legittimità. I genitori affermano di avere depositato un programma di homeschooling di oltre 30 pagine, presentato come un’alternativa educativa ritenuta più credibile, e contestano che non sia stato preso in considerazione. Tra gli allegati c’è anche la disponibilità del Comune a mettere a disposizione due docenti per l’insegnamento domiciliare.
La difesa insiste inoltre sui cambiamenti intervenuti dopo la separazione. Sostiene che non sarebbero stati valutati fino in fondo gli interventi realizzati proprio sui problemi che avevano motivato l’allontanamento: da una parte la nuova casa, dotata di tutti i comfort e offerta dal Comune; dall’altra, il progetto depositato per adeguare l’abitazione di pietra. Un altro fronte riguarda la consulenza tecnica d’ufficio che ha espresso un giudizio negativo sulle competenze genitoriali. Pillon chiede che quelle conclusioni non vengano considerate decisive e sostiene che non siano state adeguatamente valutate le memorie firmate da Cantelmi.
Secondo la difesa, nella consulenza sarebbero presenti pregiudizi, speculazioni e paragoni privi di fondamento. Saranno i giudici di secondo grado, dunque, a misurarsi con queste contestazioni e con l’intero impianto del reclamo. Oggi, però, le vicende giudiziarie passano in secondo piano. Per qualche ora contano altre cose: una stanza preparata per la notte, il tavolo della cena, gli animali da rivedere, una casa da riabitare insieme anche se solo per un fine settimana. Dopo 331 giorni, per tre bambini e per i loro genitori, il primo traguardo ha la forma più elementare possibile: addormentarsi e svegliarsi sotto lo stesso tetto.
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