17 ottobre

Oggi, ma nel 1590, a Napoli, in via Domenico Maggiore, dentro Palazzo Sansevero, Carlo Gesualdo, principe di Venosa, di 24 anni, assassinava a colpi di spada la moglie Maria d’Avalos, di 30, e l’amante Fabrizio Carafa, duca d’Andria, sorpresi nella camera da letto in atteggiamenti amorosi, dopo aver lasciato credere d’essersi allontanato per partecipare ad una delle sue consuete battute di caccia. Il grande musico originario della provincia di Potenza aveva avuto dalla consorte il figlio Emanuele due anni prima. Secondo alcune fonti, imprecise poiché basate sulla erronea lettura dei dati contenuti nei verbali giudiziari di quell'anno, l’omicidio (nella foto, particolare, riprodotto in un’incisione allegorica) avvenne il 15 ottobre di quel 1590.
Dopo il delitto Carlo si risposerà con Eleonora d’Este, ma questo non impedirà il suo ritiro, volontario, nel castello di Gesualdo, in quel di Avellino. Per dedicarsi quasi esclusivamente alla composizione dei preziosi madrigali che attireranno l’attenzione degli studiosi per la loro particolarità. Non subirà condanne per il suo gesto di vendetta secondo l’uso del tempo: previsto per i fatti di sangue dettati dalla tutela dell’onore. Anche se l’aver ammazzato donna Maria e il duca Fabrizio getterà sulla sua vicenda personale di musico il velo nero che verrà cantato anche da Franco Battiato. Nel brano intitolato appunto “Gesualdo da Venosa”, dell’album “L’ombrello e la macchina da cucire”, che uscirà per l’etichetta discografica Emy italiana il 24 marzo 1995.
Carlo Gesualdo morirà a 47 anni, il 20 agosto 1613, per i postumi della caduta da cavallo durante un’altra sortita nei boschi in cerca di selvaggina. Tutta la cupa vicenda verrà rievocata particolarmente da Cecil Gray, critico musicale scozzese, nel volume “Carlo Gesualdo, prince of Venosa, musician and murderer”, scritto in collaborazione con Philip Heseltine, noto con lo pseudonimo di Peter Warlock, che sarà pubblicato dall’editore londinese Kegan Paul, Trench, Trubner & Co., nel 1926.
