Chieti

Bimbo autistico resta senza terapie: la famiglia porta la Asl in tribunale

2 Giugno 2026

Il piccolo di Bucchianico necessita di trattamenti specifici, ma a Chieti, Vasto e Lanciano non c’è posto. Sos Autismo: «L’azienda ora propone di andare all’ospedale San Pio, a 70 chilometri di distanza: impossibile». (Nella foto, l’ingresso dell’ospedale di Chieti)

CHIETI. Daniele (nome di fantasia) ha nove anni, una diagnosi di autismo e una prescrizione medica chiara: deve essere seguito in un ambulatorio specializzato per il suo problema. Eppure, per lui, un posto non c’è. La Asl di Chieti gli ha indicato come unica possibilità un centro convenzionato a Vasto, a oltre settanta chilometri di distanza. Ma contattato il centro, si scopre subito che la lista d’attesa è troppo lunga: ci sono già 12 utenti in fila. I genitori provano con una altro presidio, quello di Lanciano, che però ne ha ben 21 in coda.

La mamma e il papà di Daniele, stremati, decidono a questo punto di rivolgersi al tribunale. In questo percorso trovano il sostegno dell’associazione Sos Autismo, guidata da Christian Bove, che da anni supporta famiglie e minori in situazioni analoghe. L’associazione fa partire una prima diffida formale, che rimane però senza risposta. Solo quando viene fissata l’udienza in tribunale, la Asl invia una nota alla famiglia: per le terapie autorizzate, Daniele avrebbe dovuto recarsi a Vasto. Nella comunicazione l’azienda sanitaria scrive che «non risultano liste d’attesa».

Al di là dei settanta chilometri Bucchianico-Vasto, il problema è che invece la lista d’attesa c’è eccome. «Siamo abituati alle reazioni scomposte della Asl quando arriva una convocazione in tribunale», commenta l’avvocato Bove, «anche stavolta la pezza è peggio del buco. Sapevamo che i centri di Vasto e Lanciano erano saturi: era inverosimile che ci fosse un posto libero. E poi, come si può proporre un viaggio di 140 chilometri a un bambino che ha già una giornata di scuola e terapie? È una scelta che rischia di vanificare l’efficacia stessa degli interventi. Il tribunale di Chieti, negli ultimi anni, ha più volte ribadito che l’autismo rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Significa che la Regione e le Asl hanno l’obbligo di garantire le terapie. Eppure, tra ritardi, rimpalli e soluzioni impraticabili, le famiglie continuano a vivere un percorso a ostacoli».

La storia di Daniele per l’associazione è «l’ennesima crepa di un sistema che, nonostante le promesse su inclusione e diritti, continua a mostrare limiti profondi nella presa in carico delle persone nello spettro autistico. I Lea sulla carta garantiscono un diritto. Nella realtà, quel diritto spesso si sgretola davanti alla carenza di budget, alla disorganizzazione e a risposte che arrivano solo quando si sfiora l’aula di tribunale».