Bimbo conteso dai genitori La madre: ecco la mia verità

Ortona. La lite di Fontegrande mentre è in corso la separazione tra i coniugi «Il giudice mi autorizza a tenere il ragazzino, martedì il mio ex ha esagerato»
ORTONA. Parla la mamma del dodicenne di Ortona conteso dai due genitori in fase di separazione. Dopo i fatti accaduti qualche giorno fa a Fontegrande, dove i carabinieri si sono presentati in un appartamento al cui interno vi erano la donna con il figlio e il cognato di lei barricati in casa, è la stessa donna a raccontare la propria verità. Lo fa tramite il suo difensore di fiducia nel procedimento di separazione giudiziale, l’avvocato Paola Piccone.
L’episodio è accaduto martedì sera, quando le forze dell’ordine e il pm Giancarlo Ciani sono intervenuti per verificare le condizioni del dodicenne a seguito dell’allarme lanciato dal papà, il quale segnalava che il bambino fosse stato picchiato e che non riusciva più a mettersi in contatto con lui. Il tutto si è concluso con l’arresto del cognato della donna, G.D.C., di Bitonto, per resistenza a pubblico ufficiale. L’avvocato Piccone precisa innanzitutto che la sua assistita aveva ottenuto con ordinanza del presidente del tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, «la collocazione del figlio minore presso di sé, nell’abitazione che fu coniugale», con facoltà di visita del papà del bambino in determinati giorni e fasce orarie. Nel tardo pomeriggio di martedì l’ex marito avrebbe iniziato a «digitare con fare ossessivo compulsivo il citofono dell’abitazione rivolgendosi malamente alla coniuge separata per poi ripresentarsi nel piazzale antistante l’abitazione, intorno alle 21,30 unitamente a tre uomini al buio non riconoscibili», racconta l’avvocato. I carabinieri sarebbero arrivati alle 22 circa per ascoltare il figlio minore che «dopo aver fatto avvertire la sua presenza come richiesto, urlando “Basta, non voglio sentire niente” ed ancora, “Perché queste cose capitano a me?” si recava sconvolto nella sua cameretta». A quel punto i carabinieri, entrati nell’appartamento, «aprivano dall’esterno con la chiave del bagno la cameretta del bambino e lo portavano via per condurlo dal padre richiedente».
In tale situazione il cognato della donna si sarebbe adoperato per «tentare di riportare la situazione alla normalità» ma quest’ultimo, «evidentemente non compreso o peggio frainteso», aggiunge l’avvocato Piccone, «veniva portato presso la caserma dei carabinieri e il giorno seguente processato per direttissima». La condanna rappresenta però secondo l’avvocato stesso una «compromissione certa della sua già precaria salute».
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