Bimbo si brucia coi carboni lasciati sul lido

25 Luglio 2017

A quattro anni si ustiona i piedi calpestando la brace ardente che nessuno ha spento. Il papà protesta: l’inciviltà è tanta

FOSSACESIA. Ha ustioni di primo e secondo grado sotto la pianta dei piedini per aver sviziatamene pestato della cenere che nascondeva carboni ancora roventi di un falò fatto la notte precedente. Dolore e paura per un bimbo di 4 anni che doveva trascorrere una felice giornata al mare con la mamma, il papà e il fratellino alla Fuggitella (spiaggia libera a Fossacesia marina) e invece è dovuto ricorrere alle cure dei medici.
«Stavamo sulla spiaggia», racconta il papà del bimbo, D.F., di Fossacesia, «erano le 10,30 circa. Mio figlio stava prendendo dei giochini vicino all’ombrellone e all’improvviso ha iniziato ad urlare. Subito siamo accorsi. Piangeva spaventato. Tra le urla indicava i piedini, rossi e che subito si sono riempiti di bolle. Aveva camminato accidentalmente su un po’ di cenere che in realtà nascondeva i carboni ancora roventi del falò fatto la notte prima. Anzi, neanche la notte, a giudicare dai carboni il falò era finito poche ore prima del nostro arrivo. Siamo corsi alla guardia medica, ma del paese, perché quella della Marina era irraggiungibile per il traffico». C’erano lavori in corso sulla statale 16 all’altezza dell’ex stazione da parte dell’Enel che hanno causato rallentamenti alla circolazione.
Il papà per fare prima, ha quindi evitato le code ed è arrivato in paese. Ustioni lievi di primo e secondo grado per il piccolo e almeno una decina di giorni i piedini fasciati. «L’incidente poteva avere conseguenze drammatiche», riprende il papà, «perché lì poteva andare anche l’altro mio figlio di un anno che gattona e a meno di un metro dalla cenere, e dai carboni, c’era un’altra coppia con un bimbo piccolo. Sono sotto choc per l’inciviltà delle persone. La spiaggia è libera per chi vuole fare i falò, che si sono sempre fatti, ma anche per chi il giorno dopo va al mare e vuole stare tranquillo, non temere di bruciarsi, o di tagliarsi con i vetri delle bottiglie rotte. Dopo il falò, i ragazzi che l’hanno fatto dovrebbero pulire e soprattutto spegnere il fuoco».
Ma, bottiglie rotte, residui di falò si trovano su tutta la costa, nelle calette di Rocca, al Turchino, dove ci sono anche sterpaglie e canne che possono bruciare. «Ci spiace tantissimo per il bimbo», precisa Paolo Sisti, assessore al turismo, «abbiamo dato disposizione alla polizia locale, che pattuglia la costa fino a mezzanotte, di effettuare indagini per individuare i responsabili. Il Comune sul demanio marittimo esercita mere funzioni amministrative, ma ciò non toglie che reprimerà gli abusi che si dovessero riscontrare da parte di incivili che commettono illeciti, perché i falò sono vietati, e fanno danni».
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