«Bloccata la filiera dello spaccio»

Gli investigatori: «Così abbiamo interrotto alla radice i maxi affari illeciti»
CHIETI. «L’ultima operazione antidroga dimostra che l’Abruzzo non è immune da logiche criminali tipiche di altre regioni. Ma, al tempo stesso, è arrivata la conferma che l’attenzione dei carabinieri, così come quella delle altre forze di polizia, è massima». Parte da questa considerazione il colonnello Alceo Greco, comandante provinciale dell’Arma, durante la conferenza stampa convocata per illustrare il maxi blitz scattato nell’ultimo fine settimana tra Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Lombardia. «Non sono stati colpiti gli spacciatori di strada», continua l’ufficiale, «ma un’organizzazione capace di muoversi anche con modalità violente. Parliamo di soggetti che fanno della mobilità sull’intero territorio europeo la propria forza».
Ecco perché sabato pomeriggio, quando a Milano è stato individuato il capo della banda, l’albanese Armand Veliu, c’è stata un’improvvisa accelerazione per eseguire le misure cautelari. «Abbiamo mandato in crisi lo spaccio al dettaglio interrompendo la filiera alla radice, nel momento d’importazione dello stupefacente», conclude il colonnello Greco.
Il tenente colonnello Pietro D’Imperio, comandante del reparto operativo, aggiunge: «La droga giunta dal Belgio e dall’Olanda veniva poi immessa sul mercato illegale di un’ampia porzione di territorio che partiva dall’area metropolitana Chieti-Pescara e arrivava nella zona di Silvi, di Ascoli Piceno e della provincia di Rimini». Durante le indagini è emerso come, per evitare di dare nell’occhio durante i viaggi per il Belgio e l’Olanda, l’organizzazione abbia ingaggiato una ditta di Pescara che si occupava di trasporti internazionali: il nascondiglio della droga veniva ricavato nei serbatoi dei Tir. (g.let.)
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