Bloccato il cantiere: il tribunale è nel caos

Operai messi in cassa integrazione, fascicoli trasferiti in un mega deposito Ma abbiamo scoperto che tutto parte da due porte con misure sbagliate
CHIETI. L’effetto “farfalla” si abbatte sul tribunale di Chieti. Si dice che «il batter d'ali di una farfalla in Brasile, può provocare un tornado in Texas». E’ la teoria del caos che, trasferita in piazza San Giustino, si traduce in due errori, banali e minimi, della misura presa per due portoni nuovi che mandano ko la giustizia ed i suoi dipendenti. Scatenano un effetto domino senza precedenti. Come quello della celebre farfalla di Lorenz. Per quelle due porte il cantiere del tribunale, un appalto da 7 milioni di euro, si è fermato. Gli operai dell’impresa molisana sono stati messi in cassa integrazione fino al 29 gennaio. Migliaia di fascicoli di processi sono stati trasferiti in un mega deposito alla periferia della città (FOTO 1). Ieri siamo stati in quel deposito scoprendo che il decreto legislativo 81 del 2008, sulla sicurezza e la prevenzione degli incendi, è un’opinione. Che dire poi del carico enorme di scaffali, pieni zeppi di faldoni, sul pavimento del deposito che ridà su un grande negozio di accessori per auto. Per tutelare carte preziose, ammucchiate in scatoloni dove è impossibile ritrovare questo o quel processo, non riveliamo a tutti il luogo del deposito. Basterebbe un folle, come quel personaggio che tre anni fa tentò di far esplodere un’auto davanti al tribunale, per mandare in cenere anni di sentenze. Quel deposito appartiene a un privato e costa caro al Comune che anticipa le spese per l’affitto. Ma torniamo al caos, in ebollizione da settimane ed esploso ieri mattina. Va raccontato in tutto il suo vorticoso e paradossale divenire. Di punto in bianco l’impresa Spinosa di Isernia, che sta eseguendo i lavori più importanti in città, ha fermato gru e dipendenti. Il silenzio ha avvolto il tribunale-cantiere dove continuano a tenersi i processi. Ma dietro lo stop non ci sono difficoltà economiche. Il motivo è un altro ed è incredibile. Gli operai avrebbero dovuto cominciare ad adeguare alle leggi antisismiche l’ala destra del palazzaccio, l’ex Galliani, che doveva essere già svuotata dei fascicoli e del drappello di dipendenti della giustizia ammassati come sardine. Giudici, cancellieri, assistenti, commessi e autisti, costretti a lavorare anche con cavi di media tensione (FOTO 3) sotto i piedi (sempre a proposito del decreto legislativo 81!), dovevano emigrare nella parte principale del tribunale dove i lavori sono finiti. Ma non è vero.
Il battito d’ali di quella famosa farfalla si è infatti materializzato nella parte posteriore del palazzo dove troviamo due ingressi chiusi alla meno peggio con assi di legno (FOTO 2).
Le porte non ci sono. La Provincia, proprietaria del palazzo, non ha fatto in tempo a riconsegnarle perché le misure sono state prese male. Un granello di sabbia ha bloccato una corazzata. La porzione rifatta del tribunale, senza porte, non potrà accogliere nessuno. Ma non c’è un piano B.
Sull’onda dell’emergenza gli autisti hanno cominciato a liberare l’ex Galliani dai fascicoli per portarli nel mega deposito. I dipendenti invece saranno trasferiti nel tribunale civile di via Arniense. Per il 5 novembre è stato convocato d’urgenza un vertice con presidenti del tribunale e degli avvocati, procuratore capo, Comune, Provincia e impresa molisana. Quanti danni può fare un battito d’ali di farfalla.

