Bollette mai pagate e firma falsa Inchiesta sul buco di 62mila euro

Denuncia della Provincia innesca un’indagine della Procura: finisce sotto accusa un debito lasciato dalla fondazione di Di Lorenzo. Periti grafologici passano al setaccio un atto che azzera la cifra
CHIETI. In un’aula di tribunale, durante una causa civile che oppone la Provincia di Chieti e una fondazione per un debito da oltre 62mila euro di bollette mai pagate, spunta un documento che all’improvviso cancella quell’importo. È un foglio scritto al computer ma senza carta intestata, senza numero di protocollo e senza data, che recita così: in virtù dell’opera di formazione svolta dalla fondazione Sviluppo e Competenze con sede a Casoli, la Provincia accetterebbe un versamento di appena 1.500 euro e sarebbe disposta ad azzerare il debito. In calce due firme: la prima di Silvio Di Lorenzo, all’epoca presidente della fondazione che oggi è in liquidazione e tra il 2006 e il 2010 presidente di Confindustria Chieti, e la seconda di Enrico Di Giuseppantonio, ex presidente della Provincia. Un pezzo di carta che ora finisce al centro di un’inchiesta penale aperta dalla procura di Chieti. Secondo l’attuale presidente della Provincia, Mario Pupillo, la firma di Di Giuseppantonio è un falso: «In relazione alla controversia promossa dalla Provincia», recita la delibera di Pupillo che porta il caso in sede penale, «sono emersi gravi fatti che hanno reso necessario, da parte dell’ente, la proposizione di denuncia-querela alla procura».
Ora, la causa civile intentata dalla Provincia davanti al tribunale di Pescara per il recupero del credito è sospesa in attesa dei risultati dell’inchiesta. I due procedimenti si incrociano: la giudice civile Cleonice Cordisco ha affidato a un perito tecnico grafologico, Tania Mantero Mortillaro di Pescara, l’incarico di stabilire se la firma di Di Giuseppantonio è autentica o no. Per la Provincia, invece, sarebbe già acclarato che quel documento, di cui non c’è traccia negli uffici, è contraffatto: l’avvocato Andrea Ritenuti, che assiste l’ente, durante un’indagine di parte ha chiesto a Di Giuseppantonio se quella firma è la sua e ha ricevuto come risposta un «no». Messe a confronto, per la Provincia, la firma dell’ex presidente e quella sul documento apparirebbero visibilmente diverse. A questo punto, la Provincia ha affidato a Roberta Ritenuti, perito grafologo giudiziario di Vasto, l’incarico di consulente di parte.
La storia risale al 2005 quando la sede Ipsia di Casoli fu concessa alla fondazione Sviluppo e Competenze, ente impegnato nella formazione e destinatario almeno fino al 2015 di soldi pubblici come dimostra una delibera della giunta regionale D’Alfonso: 14 anni fa, Provincia e fondazione pattuirono un uso gratuito dell’edificio con il solo pagamento delle spese delle utenze a carico della fondazione. Agli atti della Provincia, poi, c’è un documento dell’allora Confindustria di Chieti in cui l’associazione di imprenditori si accollò il ruolo di garante nel caso di insolvenza da parte della fondazione di Di Lorenzo. Il conto delle spese fu di circa 62mila euro che però nessuno versò, né Di Lorenzo né Confindustria. Proprio per questo adesso, nella causa civile in corso, la Provincia chiede il conto anche a Confindustria. Prima dell’apertura del contenzioso, Di Lorenzo offrì 20mila euro per chiudere il caso ma non ci fu accordo: la Provincia si rifiutò di fare lo sconto. I passi successivi portano in tribunale e procura: con l’azione civile promossa da Pupillo, fondazione e Confindustria si difendono ed esibiscono il documento contestato. E ora tocca ai giudici scoprire se è stato fatto un reato e chi l’ha commesso.

