Bollette Tari, gli aumenti restano Nessun rimborso per le famiglie

8 Gennaio 2021

Le tariffe 2017 contestate, sentenza del Consiglio di Stato dà il via libera al piano dell’ex amministrazione Ribaltata la prima presa di posizione del Tar: così il Comune risparmia 3,5 milioni. Scoppia il caso politico

CHIETI. Non solo le tariffe Tari 2017 erano legittime, ma l’intera delibera sul Piano finanziario Tari era ben fatta e, dunque, non andava modificata. È quanto sancisce la sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione al Comune contro l’allora minoranza, oggi maggioranza, sulla battaglia contro gli aumenti della tassa dei rifiuti.
A marzo 2017 la battaglia sulle bollette Tari parte in consiglio comunale e finisce davanti al Tar. In prima battuta il ricorso della minoranza viene accolto ma l’allora sindaco Umberto Di Primio dà l’ordine di non modificare nulla della Tari e va avanti con un ricorso al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato esamina la questione a ottobre scorso e ribalta la sentenza del Tar a favore del Comune. Ieri è stata pubblicata la sentenza che risparmia all’ente, dove l’ex minoranza è ora al potere, un esborso di 3 milioni e mezzo di euro. Nelle condizioni in cui sono attualmente le casse comunali, se l’ente avesse perso la causa, si sarebbe potuto aprire lo scenario del dissesto economico.
IL RICORSO E dunque il sindaco Diego Ferrara deve essere più che contento di aver perso davanti al Consiglio di Stato, anche se, da consigliere d’opposizione, c’era anche lui tra i firmatari del ricorso. A proporlo erano in 11, 8 consiglieri comunali e 3 privati cittadini: oltre a Ferrara c’erano l’attuale presidente del consiglio comunale Luigi Febo, l’attuale capogruppo consiliare del Pd Filippo Di Giovanni, gli attuali assessori Enrico Raimondi, Chiara Zappalorto e Teresa Giammarino, gli ex consiglieri Alessandro Marzoli e Alessio Di Iorio, e i privati cittadini Rolando Bascelli, Marco Di Gregorio e Luciano Di Tizio. La battaglia consiliare era partita per contrastare i rincari della tassa dei rifiuti. Ma i consiglieri non si erano limitati solo alle tariffe, avevano anche sostenuto che l’intera delibera non era valida a causa della mancanza della specifica relazione a corredo del piano finanziario. Ed è su questo punto che il Tar decide di dare ragione ai ricorrenti con la sentenza 112 del 2018.
L’APPELLO Di Primio, però, non ci sta e incarica gli avvocati del Comune, Patrizia Tracanna e Marco Morgione, di fare appello al Consiglio di Stato. E questa volta ha la meglio. Sulla relazione mancante, i giudici Fabio Franconiero (presidente), Valerio Perotti, Angela Rotondano, Giovanni Grasso e Giorgio Manca la vedono diversamente e scrivono: «Il Comune appellante ha dimostrato che la relazione a corredo era stata, di fatto, effettivamente predisposta e, pur non essendo stata propriamente “allegata” alla delibera sottoposta alla approvazione consiliare, per costituirne parte integrante, era stata nondimeno inserita nel fascicolo della delibera, effettivamente discussa dalle commissioni consiliari, vistata favorevolmente dall’organo di revisione contabile dell’ente, e depositata in segreteria per la visione, l’esame e l’eventuale estrazione di copia da parte di tutti i consiglieri comunali». Sulla base di questo assunto il Consiglio accoglie l’appello del Comune, riformando la sentenza impugnata e respingendo il ricorso di primo grado.