Bomba nell’auto dell’ex marito: arrestata

17 Ottobre 2024

Viviana Pagliarone, 39 anni, è accusata di tentato omicidio: «Voleva avere a tutti i costi l’affidamento di loro figlio»

SAN VITO CHIETINO. Ha ingaggiato un sicario e gli ha commissionato di uccidere l’ex marito, un ufficiale della guardia di finanza, rimasto miracolosamente illeso dopo l’esplosione nella sua auto di una bomba «di natura dirompente». Viviana Pagliarone, 39 anni, avvocatessa di San Vito Chietino, è stata arrestata con l’accusa di essere la mandante dell’attentato avvenuto il 21 marzo 2023 a Bacoli (Napoli). Un agguato al quale il militare, in servizio in Campania, è scampato gettandosi da un finestrino della macchina in fiamme. Da ieri mattina, Pagliarone è rinchiusa nella sezione femminile del carcere di Madonna del Freddo, a Chieti. Dopo la cattura di un anno fa dell’esecutore materiale, Franco Di Pierno, cinquantunenne di San Severo, i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno chiuso definitivamente il cerchio delle indagini: oltre a Pagliarone, ora sono finiti in cella anche i foggiani Gaetano Di Stefano, 32 anni, e Ciro Salvatore Caliendo, 46 anni. Sono tutti accusati, a vario titolo, di concorso in tentato omicidio pluriaggravato e fabbricazione di ordigno esplosivo, il cui peso è stato stimato dagli artificieri in circa un chilo.
Fin dall’inizio, le indagini avevano imboccato la pista del regolamento di conti di tipo familiare. Ulteriori conferme sono arrivate nel corso di un esame in cui, pur fornendo «dichiarazioni confuse e in parte contraddittorie», il bombarolo Di Pierno ha affermato che Viviana Pagliarone, conosciuta in precedenza nello studio del proprio avvocato, «gli aveva chiesto di intervenire “con le buone o con le cattive” per indurre il suo ex compagno a più miti consigli nella gestione della procedura di affidamento del proprio figlio». La donna, pronta a tutto pur di raggiungere l’obiettivo, gli avrebbe addirittura chiesto «di rivolgersi all’ambiente malavitoso di San Severo», ma lui aveva deciso di svolgere “il lavoro” in prima persona, recandosi a Bacoli.
Gli investigatori hanno trovato la traccia che portava al movente già nei giorni successivi all’attentato. Torniamo indietro alle sei del pomeriggio del 6 aprile 2023, quando la ex moglie del finanziere – accompagnata anche dal fratello e dalla madre – raggiunge in macchina San Salvo Marina e incontra Di Pierno, che la attende a bordo della sua auto in un parcheggio antistante il lungomare. I carabinieri documentano tutto: i due si allontano per una lunga passeggiata in cui parlano intensamente tra loro. Al termine della conversazione, si salutano con un bacio sulle guance, risalgono sulle rispettive auto e si allontanano dal parcheggio in direzione sud. Fin qui, la cronaca di quel pomeriggio.
Il fratello e la madre dell’ex moglie del finanziere, interrogati dai militari dell’Arma nei giorni successivi, hanno negato di conoscere Di Pierno. Ma quel pomeriggio di primavera anche loro avevano salutato calorosamente il principale indagato. Dunque, quelle dichiarazioni sono state definite «decisamente false» alla luce dei riscontri effettuati dagli investigatori.
A incastrare il cinquantunenne ci sono le immagini delle telecamere: quattro impianti diversi di videosorveglianza hanno immortalato Di Pierno sui luoghi dell’attentato. L’uomo risulta inoltre aver alloggiato la notte fra il 20 e il 21 marzo a meno di 400 metri di distanza dalla strada dove si è verificata l’esplosione.
«Il congegno impiegato», raccontano le carte dell’inchiesta, «è un ordigno esplosivo che, secondo gli artificieri, risulta confezionato da mano esperta», oltre che «micidiale». E ancora: «Le intenzioni di chi ha piazzato l’ordigno in una posizione strategica, ovvero a ridosso del serbatoio del carburante tale da favorire l’incendio dell’autovettura a seguito dell’esplosione, erano quelle di ottenere la morte della vittima dell’attentato. Inoltre si deve sottolineare come l’indagato abbia scelto per agire il momento in cui la vittima si trovava a bordo della autovettura in una posizione particolarmente vulnerabile, all’interno di una stradina privata, che gli lasciava ben poche vie di fuga. Se l’attentatore avesse voluto soltanto compiere un’azione intimidatoria, avrebbe agito in un altro momento senza mettere a rischio concreto la vita del suo proprietario».
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