Bomba nell’auto dell’ex marito: indagata

Un’avvocatessa di San Vito Chietino è accusata di tentato omicidio per l’agguato incendiario di Bacoli. Altri due nei guai
SAN VITO CHIETINO. Voleva uccidere l’ex marito ed è stata la mandante dell’attentato in cui lui, un ufficiale della guardia di finanza, è rimasto miracolosamente illeso dopo l’esplosione nella sua auto di una bomba «di natura dirompente». Con queste accuse l’avvocato Viviana Pagliarone, 38 anni di San Vito Chietino, è indagata per concorso in tentato omicidio e detenzione e porto in luogo pubblico di esplosivo. L’inchiesta è condotta dalla procura della Repubblica di Napoli, che ha affidato ai carabinieri del nucleo investigativo partenopeo le indagini sull’agguato incendiario, avvenuto lo scorso 21 marzo a Bacoli, al quale il militare – in servizio in Campania – è scampato gettandosi da un finestrino della macchina in fiamme. Sono indagati per gli stessi reati anche Franco Pierno, 50 anni di San Severo (Foggia), rinchiuso in carcere dallo scorso ottobre, ritenuto l’esecutore materiale, ovvero colui che ha premuto il pulsante del telecomando che ha azionato l’ordigno, e il genero Giovanni Di Stefano, 31 anni di Lesina (Foggia), a piede libero come Pagliarone.
IL MOVENTE
Il giudice per le indagini preliminari Nicola Marrone, già nell’ordinanza che ha spedito in cella Di Pierno, ha sottolineato che – pur restando aperte tutte le piste – «l’ipotesi più accreditata riconduce la genesi dell’attentato all’ambito familiare» del finanziere e «al conflittuale rapporto tra i due coniugi separati». E ora sono emersi elementi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati anche di Pagliarone e Di Stefano.
L’INCONTRO CHIAVE
Gli investigatori hanno trovato la traccia che porterebbe al movente nei giorni successivi all’attentato. Torniamo indietro alle sei del pomeriggio del 6 aprile quando la ex moglie del finanziere – accompagnata anche dal fratello e dalla madre – raggiunge in macchina San Salvo Marina e incontra Di Pierno, che la attende a bordo della sua auto in un parcheggio antistante il lungomare. I carabinieri documentano tutto: i due si allontano per una lunga passeggiata in cui parlano intensamente tra loro. Al termine della conversazione, si salutano con un bacio sulle guance, risalgono sulle rispettive auto e si allontanano dal parcheggio in direzione sud. Fin qui, la cronaca di quel pomeriggio.
«LE DICHIARAZIONI FALSE»
Il fratello e la madre dell’ex moglie del finanziere, interrogati dai militari dell’Arma nei giorni successivi, hanno negato di conoscere Di Pierno. Ma quel pomeriggio di primavera anche loro avevano salutato calorosamente il principale indagato. Dunque, quelle dichiarazioni sono state definite «decisamente false» alla luce dei riscontri effettuati dagli investigatori.
L’ESECUTORE MATERIALE
A incastrare il cinquantenne ci sono le immagini delle telecamere: quattro impianti diversi di videosorveglianza hanno immortalato Di Pierno sui luoghi dell’attentato. L’uomo risulta inoltre aver alloggiato la notte fra il 20 e il 21 marzo a meno di 400 metri di distanza dalla strada dove si è verificata l’esplosione.
L’ORDIGNO
«Il congegno impiegato», osserva il giudice Marrone, «è un ordigno esplosivo che, secondo gli artificieri, risulta confezionato da mano esperta», oltre che «micidiale». E ancora: «Le intenzioni di chi ha piazzato l’ordigno in una posizione strategica, ovvero a ridosso del serbatoio del carburante tale da favorire l’incendio dell’autovettura a seguito dell’esplosione, erano quelle di ottenere la morte della vittima dell’attentato. Inoltre si deve sottolineare come l’indagato abbia scelto per agire il momento in cui la vittima si trovava a bordo della autovettura in un posizione particolarmente vulnerabile, all’interno di una stradina privata, che gli lasciava ben poche vie di fuga. Se l’attentatore avesse voluto soltanto compiere un’azione intimidatoria, avrebbe agito in un altro momento senza mettere a rischio concreto la vita del suo proprietario».
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