Bongiorno batte Di Pasquale per gli scontri cittadini-Terna

Nessuna archiviazione: il perito resta indagato per istigazione a disobbedire alle leggi Il giudice Canosa manda gli atti in procura. Ma cadono le accuse di lesioni per altri imputati
LANCIANO. Casi archiviati tranne che per due reati contestati al perito Antonio Di Pasquale, su cui bisogna fare altre indagini. È la decisione del giudice Massimo Canosa in merito ai processi Terna, per i quali lunedì scorso in tribunale è arrivata l’avvocato Giulia Bongiorno,difensore di Terna spa. I processi erano nati dopo gli scontri dell’8 luglio 2015, in contrada Sant’Onofrio, tra gli agricoltori e i funzionari di Terna per le immissioni in possesso dei terreni per l’elettrodotto Villanova–Gissi. Lunedì la Bongiorno si è opposta all’archiviazione del procedimento in cui Di Pasquale era accusato di istigazione a disobbedire alle leggi, istigazione a delinquere, resistenza e minacce a pubblico ufficiale, violenza, interruzione di pubblico servizio e radunata sediziosa, in cui parte offesa era l’amministratore di Terna, l’ingegnere Pier Francesco Zanuzzi di Roma. Il giudice ha in parte accolto la richiesta perché ha ordinato nuove indagini alla Procura sui reati di istigazione a disobbedire alle leggi, istigazione a delinquere: il tecnico, vicino agli agricoltori nelle proteste, avrebbe indotto altri a seguirlo. Fatti da accertare.
Più complessa la questione legata al processo per lesioni verso tre tecnici Terna che vedeva imputati Aurelio Del Bello, proprietario di un terreno su cui Terna ha fatto passare l’alta tensione, il perito Di Pasquale, rappresentati dall’avvocato Pietro Silvestri, e un tecnico di Terna, Ferdinando De Luca, accusato di lesioni ai danni di Franca Colanero (moglie di Del Bello) che quel giorno fu spinta e riportò lesioni a collo e schiena. Il giudice Canosa ha archiviato tutte e tre le posizioni. Resta in piedi solo il procedimento per Di Pasquale relativo a soli due reati, istigazione a delinquere e a disobbedire alle leggi, sui quali la Procura dovrà effettuare altri sei mesi di indagini. (t.d.r.)
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