Bonifica: Amicone denuncia gli ex vertici

22 Giugno 2018

Vasto. Il commissario del Consorzio alla Corte dei conti: responsabilità contabili nella gestione dell’ente

VASTO. Accusato di cattiva gestione e spese ingiustificate ai danni dei contribuenti, Franco Amicone, commissario del Consorzio di bonifica, alza il coperchio sulla passata gestione e denuncia alla Corte dei conti disavanzi di amministrazione per decine di milioni di euro, danni patrimoniali e morali con conseguente danno all’immagine e alla credibilità dell’ente. Sotto accusa finiscono l’ex commissario Fabrizio Marchetti e l’ex direttore Nicolino Sciartilli. Amicone nel verificare le precedenti gestioni avrebbe individuato comportamenti che ha deciso di segnalare alla magistratura contabile avviando nei confronti di Marchetti e Sciartilli un’azione risarcitoria. Le presunte irregolarità sono riportate in una relazione allegata alla denuncia. Uno dei passaggi segnalati da Amicone riguarda l’esproprio fatto da tribunale di Lanciano di un immobile del valore di 1.519.500,00 euro. «L’esproprio», spiega Amicone, «fu disposto per compensare un credito di poco superiore a 3.600 euro. I due dirigenti che all’epoca rivestivano le cariche di presidente e direttore dell’ente non fecero rilevare agli organi che gestivano la procedura che il credito era già stato saldato e quindi il credito poteva ritenersi estinto. L’omissione consentì le pretese di altri creditori. I due, successivamente, si disinteressarono alle procedure di vendita permettendo la svendita dell’immobile a soli 320.000 euro».
Segnalata anche la gestione delle diga di Chiauci. «Marchetti e Sciartilli», afferma Amicone, «stipularono con una srl un contratto per la strumentazione di monitoraggio della diga, suddividendo un unico rapporto in più contratti per eludere l’affidamento con gara d’appalto, firmando contratti per compensi esorbitanti e fuori mercato: 39.990 euro a quadrimestre a fronte di 13.000 mila euro per otto mesi corrisposti ora alla stessa società», denuncia Amicone
Altro argomento le consulenze. «In relazione alle convenzioni con gli ingegneri Gilda Buda e Giovanni Sportelli responsabili dell’esercizio e della sicurezza della diga», sostiene Amicone, «Marchetti e Sciartilli avrebbero consentito, avallato e non impedito che venisse violato il decreto legge 163 del 2006, frazionando gli emolumenti in più rapporti per contenere la cifra e non ricorrere a un bando pubblico».
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