Borrelli: sfida aperta sull’ospedale

Il candidato sindaco debutta in piazza: «Dopo la sconfitta non sono scappato. E continuo a lottare»
ATESSA. «Cinque anni fa ho perso, seppure per poche decine di voti. Abbiamo commesso errori dai quali abbiamo imparato. Per cinque anni abbiamo fatto opposizione, come avevamo promesso. Non sono scappato, non mi sono dimesso dalla carica di consigliere per assumere cariche altrove, come voleva una certa propaganda». Giulio Borrelli si presenta così nel primo appuntamento ufficiale in piazza, con la lista Uniti per Atessa. Lo fa iniziando nel ringraziare il Movimento civico per Atessa Unita (del quale fa parte), il Pd, la sinistra atessana, moderati e indipendenti. «Senza tutti loro, senza tutti voi, non sarei qui», dice alla folta platea. Il riconoscimento ai partiti è la prima novità rispetto a cinque anni fa da parte dell’ex direttore del Tg1 Rai. La seconda, da non sottovalutare, è una maggiore conoscenza del territorio e delle sue diverse sfaccettature. Altro cambiamento rispetto al 2012 è un approccio meno caustico e più propositivo. «Vogliamo sfidare i nostri avversarsi esclusivamente a colpi di programma, non di parole o di male parole», dice Borrelli, «non ho intenzione di essere trascinato in una campagna elettorale dominata dagli attacchi personali». Poi presenta i tre punti guida del programma. Atessa più solidale: «Ci vuole un fondo sociale robusto e concreto che aiuti chi fa fatica a vivere, gli anziani e quelle coppie che non possono spesso nemmeno pagare le bollette della luce e del gas». La riqualificazione del patrimonio: «Vanno valorizzati i centri e le strutture culturali esistenti, il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico, Atessa deve crescere nei prossimi dieci anni». E il ruolo di capofila dei Comuni della Val di Sangro. «Penso che nessun partito abbia voluto o voglia la chiusura dell’ospedale», dice poi sul tema San Camillo, «il problema da risolvere è come facciamo, giunte le cose a questo punto, a non farlo riconvertire in un ospedale di comunità. È una sfida difficile e ancora aperta. Per questo ci siamo battuti e continueremo a farlo», rimarca Borrelli, «per un ospedale che abbia almeno cinque specializzazioni di base». Che sono: lungodegenza, fisioriabilitazione, day surgery, diagnostica complessa e medicina del lavoro, vista la presenza delle industrie in Val di Sangro. Tutto ciò oltre a un poliambulatorio arricchito di nuovi specialisti. «Abbiamo espresso il nostro dissenso dalle scelte sanitarie della Regione quando al governo c’era il centrodestra e lo facciamo oggi che c’è il centrosinistra», sottolinea, «non abbiamo soggezione nei confronti di nessuno né seguiamo ordini che vengano da fuori Atessa».
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