Bosco, una vita di battaglie su sociale e pari dignità

I personaggi della teatinità. Laureata in Legge all’Università di Bologna è titolare di un avviato studio legale. Fu consigliere regionale con Del Turco
CHIETI. «E' stata una occasione persa per la politica locale di salire di livello»: questo giudizio, che mi viene da un navigato esponente del mondo dei partiti, credo che sia il più azzeccato per presentare il personaggio della mia odierna vetrina: Antonella Bosco, laurea in legge all'Università di Bologna, con il massimo dei voti e la lode, titolare di un avviatissimo studio legale, per un certo periodo "prestata alla politica" dalla quale poi si è distaccata per dedicarsi alla sua professione . E' stata infatti consigliere regionale eletta nella coalizione di centro sinistra guidata da Ottaviano Del Turco. Si sa quale fu l'amaro finale di quella esperienza, che la vide agire come presidente della V Commissione Affari Sociali e Tutela della Salute. Un ruolo che svolse con competenza e passione e che difese apertamente, nel momento in cui la giunta Del Turco venne travolta dalle vicende giudiziarie. E in quel difficile momento la Bosco seppe assumere una posizione di grande dignità. Ricordo e ripropongo infatti le parole che disse dopo l'esplosione della vicenda giudiziaria, originata dalle dichiarazioni di Vincenzo Angelini, allora titolare della clinica Villa Pini. Dopo aver ricordato che lo stesso dottor Angelini aveva lamentato che nei trent'anni di attività che aveva alle spalle come gestore della clinica era stato «ucciso più di tutti» dalla giunta Del Turco, Antonella Bosco affermò «che il consiglio regionale e la quinta commissione devono rivendicare con forza l'attività svolta in tre anni nel settore della Sanità: il malaffare di pochi, se sarà provato, non può e non deve offuscare la correttezza di tanti, che con impegno e dedizione hanno lavorato per migliorare l'Abruzzo e, in alcuni casi, per contrastare i tentativi di taluno di agevolare alcuni soggetti o settori in danno di altri». Una difesa decisa di quel periodo della sua vita e di tutto il gran lavoro fatto a favore della collettività dal maggio del 2005, quando venne eletta in consiglio regionale, al 31 dicembre del 2008 giorno in cui ebbe termine in modo traumatico il governo Del Turco. Un atteggiamento che vale anche un esempio di una dignità, insisto nell'uso del termine, che nasce dalla piena consapevolezza del ruolo avuto e dei comportamenti tenuti. Sarebbero tante le testimonianze di ciò che la Bosco ha dato in quel periodo, ma mi limito a riportare quanto disse a giovani che partecipavano ad un incontro che trattava il tema della diversità, da quella legata alla disabilità fisica e psichica a quella culturale, parlando in qualità di presidente della commissione Solidarietà Sociale e salute:«Non c'è una diversità ma esistono altri modi di essere che possono riguardare il fisico, la mente la formazione religiosa le convinzioni ideologiche. Queste ed altre forme hanno tutte pari dignità, hanno tutte necessità di avere il vostro apprezzamento e la vostra attenzione, perché - soltanto così crescendo voi sarete delle persone capaci di apprezzare tutte le prospettive della vita, tutti i modi di realizzazione delle persone». Parole e considerazioni di altissimo valore, perché pronunciate da chi, con la sua vicenda personale, ha rappresentato un esempio concreto di come si possa affrontare la vita. Infatti Antonella rimase vittima di un incidente quando era adolescente che l'ha costretta a muoversi con una sedia a rotelle. Una menomazione fisica che non le ha impedito di diventare uno dei più apprezzati avvocati del foro teatino, con oltre 25 anni di intensa attività alle spalle, nel settore del diritto amministrativo, della contrattualistica in genere, con particolare esperienze maturate nella gestione degli appalti pubblici e nel diritto del lavoro. C'è poi tutto quanto Antonella Bosco ha saputo conquistare nel rapporto avuto con enti, associazioni, singole persone che hanno sempre trovato, oltre alla competenza, anche un rapporto umano capace di agevolare ogni cammino, anche il più difficile. Avrebbe potuto mettere queste sue riconosciute doti al servizio di tutta la comunità nell'impegno politico, e ritorno al punto di partenza, ma davvero è stata una occasione persa dai partiti e da tutti noi.

