Botte all’ex convivente incinta
A giudizio anche per violazione degli obblighi di assistenza familiare
LANCIANO. Botte e parolacce. Minacce e vessazioni. E il fatto di aspettare un bambino, non frenava l’ira del suo compagno. Così per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violazioni degli obblighi di assistenza familiare è stato rinviato a giudizio, dal giudice Marina Valente, S.F., 30 anni, di Lanciano. Il processo si aprirà il 26 gennaio 2016 e servirà per fare chiarezza su una situazione familiare delicata, anche se formalmente ormai la famiglia non esiste più visto che la convivenza tra l’uomo e la donna è cessata, perché c’è di mezzo anche un bambino (per la cui tutela omettiamo il nome per esteso del padre) di cui, per l’accusa, l’uono non si occuperebbe.
Per la Procura il padre avrebbe “percosso la convivente spesso, anche quando era incinta. Avrebbe inveito quotidianamente contro di lei, ingiuriandola aggredendola e minacciandola. La picchiava e le infliggeva sofferenza fisiche e psichiche”. Fatti, questi, accaduti fino a settembre 2012, quando è finita la convivenza. La donna sarebbe stata maltrattata, picchiata e sarebbe anche ricorsa a cure mediche. Da qui l’accusa di lesioni sostenuta anche da un referto del 3 settembre 2012 emesso dall’ospedale Renzetti ai cui medici la donna era ricorsa dopo aver ricevuto calci, pugni e morsi sulla testa. La prognosi fu di 5 giorni. Infine, anche dopo la fine della convivenza sono rimasti strascichi per via del figlio. Sempre per la Procura l’uomo “avrebbe violato gli obblighi di assistenza familiare perché, da padre, non contribuiva economicamente al mantenimento del figlio minore”. Tutti fatti da chiarire a processo. (t.d.r.)
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