Botte alla cognata, condannato a 6 mesi

29 Ottobre 2022

Lesioni aggravate e minacce: il pugile Domenico Urbano deve anche risarcire la donna con 4mila euro 

VASTO. Da parte lesa a condannato. Il pugile Domenico Urbano è stato condannato dal collegio di giudici del tribunale di Vasto, presieduto da Bruno Giangiacomo, alla pena di 6 mesi per lesioni aggravate e minacce alla cognata, Anna Malatesta. Urbano dovrà anche dare 4mila euro a titolo di risarcimento alla parte lesa. La sospensione della pena è subordinata al versamento del risarcimento. È soddisfatto il legale della donna, l'avvocato Antonello Cerella. Anna Malatesta è la moglie di Francesco Orticelli, l’uomo che ferì gravemente Urbano con un coltello il giorno di Natale del 2018.
«Orticelli», ricorda l'avvocato Cerella, «ha sempre sostenuto di aver ferito alla gola il cognato Urbano per difendere la moglie che veniva picchiata». Particolare confermato dalla denuncia che Anna Malatesta presentò ai carabinieri. Nel 2019 il giudice di pace, davanti al quale il pugile era comparso per rispondere del reato di lesioni, visti i referti medici della donna, aveva ritenuto che le lesioni fossero aggravate e quindi di competenza del tribunale. Il referto della donna parlava di setto nasale rotto e traumi al volto. La documentazione medica ha descritto con precisione le ferite riportate dalla donna al viso, e poi all’accusa di lesioni aggravate si è aggiunta anche quella di minacce. Urbano rischiò di morire dopo la violenta lite familiare: il cognato è stato condannato a 4 anni e 8 mesi per averlo ferito con un coltello. La vicenda è finita in Cassazione, ma Orticelli ha sempre dichiarato di aver colpito il pugile per difendere la moglie e sé stesso. Ora non è escluso che la condanna di Urbano possa avere un impatto anche sulla sentenza della Cassazione. «I referti medici prodotti da Anna Malatesta», dice l’avvocato Antonello Cerella, «hanno confermato che Orticelli il 25 dicembre 2018 era stravolto dalla vista della moglie stesa per terra e sanguinante. Anna Malatesta», prosegue Cerella, «ha avuto bisogno delle cure ospedaliere. È stata colpita ripetutamente al volto e ha riportato ferite importanti: un trauma cranico e la frattura del setto nasale. Alla denuncia della donna abbiamo unito le immagini del suo volto tumefatto. I giudici non hanno avuto dubbi». Il 14 gennaio scorso i giudici della Corte d'appello dell'Aquila (Armanda Servino, Maria Gabriella Tascone e Laura D'Angelo) condannarono a 4 anni e 8 mesi di carcere Francesco Orticelli. I difensori dell'uomo, gli avvocati Antonello Cerella e Fiorenzo Cieri, hanno presentato il ricorso in Cassazione. I due legali hanno sempre parlato di un gesto d'impeto e del resto anche nel corso del giudizio di primo grado era stata esclusa la premeditazione. Il motivo della furiosa lite scoppiata prima dell'arrivo di Orticelli non si è mai saputo. Per la difesa fu legittima difesa putativa. Particolare curioso: la vittima dichiarò subito dopo il fatto di non essere stato colpito da Orticelli. Un aspetto che passò in secondo piano perché Orticelli si autoaccusò. (p.c.)