Botte alla compagna, condanna a 8 anni

Un 48enne di Guardiagrele picchiava e vessava la donna, che era costretta anche ad avere rapporti contro la sua volontà
GUARDIAGRELE. Otto anni di reclusione. È la condanna inflitta dal tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Morena Susi ed Enrico Colagreco) a R.F., 48 anni di Guardiagrele, accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale continuata nei confronti della compagna. Il pm Marika Ponziani aveva chiesto 7 anni e mezzo. Già pregiudicato e senza un lavoro stabile, R.F. rientrava a casa ubriaco per poi prendersela «per futili motivi» con la donna con cui conviveva dal 2018. Seguivano quindi botte e insulti, insieme a offese e parolacce di ogni tipo. Il tutto alimentato dalla gelosia morbosa di lui nei confronti della vittima alla quale aveva minacciato anche la morte. Lei era inoltre costretta a subire rapporti sessuali: l’uomo la immobilizzava stringendole le mani attorno al suo collo e, ancora, afferrandola per i capelli. Sul corpo, i segni delle violenze subito: la donna ha riportato diverse lesioni dopo essere stata ripetutamente colpita a calci, afferrata per i polsi e tirata per i capelli.
Violenze, sia verbali che fisiche, andate avanti per ben due anni, da quando la donna, residente in un’altra regione, aveva deciso di andare a convivere con il 48enne. La convivenza era però degenerata dopo un anno, quando l’uomo ha iniziato a dare i primi segni di indole violenta. Uniti dalla passione per i cavalli, R.F. aveva anche deciso di aprire un piccolo maneggio con la sua compagna. E ancora, per ferire la donna, il 48enne ha sfogato la sua rabbia anche sugli animali, uccisi a sprangate.
La storia ha trovato un punto di svolta quando la vittima, ormai esausta, ha trovato il coraggio di presentarsi in questura e raccontare il suo inferno ai poliziotti della squadra mobile. Subito sono state attuate tutte le procedure necessarie per tutelare lei e i suoi familiari, vittime anche loro di minacce. Le carte dell’inchiesta raccontano di una «spasmodica e opprimente tendenza a impedire alla donna di essere contattata da chiunque o ad allontanarsi troppo da casa». Su richiesta del pm Marika Ponziani, il giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino aveva già disposto per il 48enne l’allontanamento dalla casa familiare, oltre al divieto di avvicinamento alla donna, al luogo di lavoro e ai suoi familiari. Ad eseguire la misura cautelare erano stati gli stessi agenti della mobile. Scontato il ricorso in appello da parte dell’imputato, difeso dall’avvocato Mauro Faiulli.
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