Botte alla madre: condannato a tre anni

3 Dicembre 2019

Perano. Schiaffi, calci e minacce alla donna 87enne. Il pm: una vita penosa. Il difensore farà appello

PERANO. Lei gli ha dato la vita, lui gliel’ha resa un inferno: schiaffi e calci, offese e minacce all’ordine del giorno. Con l'accusa di maltrattamenti e lesioni verso la madre 87enne, è stato condannato dal giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, a tre anni di reclusione, con rito abbreviato, Giovanni Di Risio, 46 anni di Perano, in carcere a Larino. Per l’uomo, rappresentato dall’avvocato Daniela Giancristofaro, il sostituto procuratore Francesco Carusi aveva chiesto la condanna a tre anni e 10 mesi di reclusione, considerando la riduzione di un terzo della pena per il rito abbreviato.
Secondo la Procura, in base alle indagini condotte dai carabinieri della stazione di Archi e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Atessa, Di Risio in casa faceva vivere la madre in un clima di terrore continuo fatto di botte, minacce, offese gratuite, pesanti e quotidiane.
“Coglieva ogni pretesto per dare sfogo alla sua rabbia con cadenza quasi giornaliera” sostiene l’accusa. La colpiva poi con violenti schiaffi e pugni alla testa, al volto, e poi calci alle gambe, alle braccia, al petto facendola spesso cadere a terra provocandole delle vistose ecchimosi. Poi le ingiurie, le parolacce verso la madre che condiva con minacce: “Ti spacco la faccia”, “Sono nervoso, bastarda, ti faccio la pelle”, “Devi crepare”, “Ti spacco il cervello”. Gli dava fastidio qualsiasi cosa la donna facesse. La vita dell’87enne era “penosa” scrive la Procura e un inferno da anni, in particolare dall’agosto 2018 fino al 1° aprile 2019 e dal 3 maggio 2019 all'arresto avvenuto a fine giugno. Oltre ai maltrattamenti in famiglia erano contestate a Di Risio anche le lesioni, in particolare un “trauma cranico minore” giudicato guaribile in sette giorni provocato alla madre il 2 marzoscorso.
Nonostante il clima di terrore e le botte, l’anziana per paura non ha mai denunciato il figlio. Sono stati alcuni conoscenti della famiglia ad avvisare le forze dell’ordine che hanno poi piazzato anche delle cimici in casa per capire cosa accedesse, l’inferno dell’anziana a cui hanno posto fine arrestando il figlio. Per l’avvocato Giancristofaro, invece, non ci sarebbero stati maltrattamenti, ma un singolo episodio di violenza avvenuto in un momento non di lucidità dell’uomo, sotto l’effetto di farmaci e alcol. Il difensore presenterà appello contro la sentenza di condanna.
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