Botte e bastonate ai figli e alla ex: padre violento finisce in carcere

Il 39enne si ubriaca e tenta di strangolare il ragazzino di 12 anni, intervenuto per difendere la madre L’uomo, rimasto senza lavoro, si era stabilito dalla donna durante i due mesi e mezzo di quarantena
CHIETI. Ha tentato di strangolare il figlio dell’ex compagna, 12 anni appena, perché era intervenuto per difendere la madre. Sul posto si sono precipitati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti e la donna, in lacrime, ha raccontato anni di botte e bastonate nei suoi confronti e verso i bambini. Violenze e vessazioni cresciute in queste settimane di convivenza forzata per le misure anti coronavirus. L’uomo, un autotrasportatore di 39 anni originario di Atri, alle spalle precedenti per atti persecutori, è stato arrestato ed è finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia (non scriviamo il nome dell’indagato e il paese in cui è avvenuto il fatto per tutelare le identità delle vittime).
L’allarme scatta nel primo pomeriggio di venerdì. Una signora telefona al 112 per segnalare una lite: i militari del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena raggiungono subito l’abitazione indicata e trovano un uomo seduto nel patio. Dentro casa, invece, restano la donna, ancora visibilmente agitata, e quattro bambini – di 4, 6, 10 e 12 anni – che si rifiutano di scendere perché terrorizzati. La stessa donna riferisce che l’ex compagno e padre dei due bimbi più piccoli, dopo aver bevuto, era andato in escandescenze e le si era scagliato contro. A rimetterci, però, era stato il figlio maggiore, avuto da un precedente matrimonio, che era intervenuto in difesa della madre. Il 39enne l’aveva scaraventato sul divano e afferrato per il collo cercando di strangolarlo. Solo l’intervento della madre e del secondogenito aveva evitato il peggio perché erano riusciti a spingere via l’uomo. Sui bambini sono ancora evidenti i segni delle botte, alcuni apparentemente anche di qualche giorno prima, e i militari decidono di chiamare il 118. I minori vengono portati in pronto soccorso e gli accertamenti medici evidenziano escoriazioni e ferite. A questo punto la donna, ascoltata dai carabinieri direttamente in ospedale, trova il coraggio di raccontare il suo incubo. Le violenze sono cominciate dal 2012: il suo compagno l’aveva picchiata anche quando era incinta. Le aggressioni scattavano soprattutto quando l’uomo tornava a casa ubriaco. Tant’è che, nel 2017, la relazione era stata interrotta e, dopo una raffica di denunce, il tribunale aveva emesso il divieto di avvicinamento nei confronti del marito violento.
Negli ultimi due mesi e mezzo, con l’emergenza coronavirus, le violenze sono ricominciate perché, rimasto senza lavoro, il 39enne si è stabilito a casa dell’ex compagna, a suo dire per stare accanto ai figli. In realtà, stando alla testimonianza della donna, si è ubriacato praticamente ogni giorno, a tal punto da diventare violento e da costringere la famiglia al silenzio. In più occasioni, ad esempio, ha picchiato il figlio di sei anni spaccandogli una scopa di legno in testa. Il giorno prima dell’arresto, invece, l’ha colpito sulla schiena con il bastone di alluminio di una scopa e ha preso a schiaffi il figlio di 10 anni dell’ex compagna. Un escalation di violenze terminata con l’arresto di venerdì: per il marito e padre violento, su disposizione del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, si sono spalancate le porte del carcere.

