Botte e maltrattamenti alla moglie: condannato a 3 anni di reclusione

CHIETI. Tre anni e tre mesi di reclusione per un marito violento, un albanese di 48 anni, condannato dal giudice monocratico del tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, per maltrattamenti in famiglia e...
CHIETI. Tre anni e tre mesi di reclusione per un marito violento, un albanese di 48 anni, condannato dal giudice monocratico del tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti della moglie.
Le violenze si consumavano anche davanti agli occhi della figlioletta di appena 4 anni. Le «umiliazioni in pubblico», unite a «condotte denigratorie e violente», come si legge nel capo d’imputazione, sono andate avanti fino al 20 dicembre 2021: schiaffi, tirate di capelli, spintoni, calci e pugni. In un’occasione, inoltre, il 10 ottobre 2021, il quarantottenne avrebbe colpito la moglie con un pugno, fratturandole una costola e provocandole lesioni guarite dopo più di quaranta giorni.
A condurre le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, sono stati i poliziotti della squadra mobile di Chieti. Il pubblico ministero Natascia Troiano aveva chiesto la condanna a tre anni. La vittima, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, si è costituita parte civile e ha chiesto 50mila euro di risarcimento dei danni. L’imputato, difeso dall’avvocato Alessandra Pavone, ha negato invece le accuse. L’udienza di ieri in tribunale si è conclusa con la condanna a tre anni e tre mesi di reclusione e con l’interdizione dell’uomo dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni. Il marito violento dovrà anche risarcire i danni alla parte civile in separato giudizio.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, in casa si era instaurato un clima di paura di cui era vittima anche la bambina, costretta ad assistere alle aggressioni alla madre. E in effetti, a incastrare il quarantottenne, sarebbe stata una registrazione audio in cui si sente la figlioletta raccontare a una zia che papà dà le botte alla mamma. «Una volta le ha spaccato il labbro, aveva la bocca piena di sangue», è il senso delle parole choc della bimba. Secondo la ricostruzione della procura di Chieti, «in occasione di accessi d’ira dovuti a futili motivi, la ingiuriava e minacciava con espressioni del tipo: “Sei un pezzo di m... e una p...”, “Non sai fare niente”, “ti faccio togliere la bambina”, “Non puoi nemmeno immaginare cosa sono capace di farti”». E infatti l’imputato, afferma sempre la procura, è passato «ripetutamente alle vie di fatto» non risparmiando neppure «scenate in pubblico», in cui la umiliava, ingiuriandola e urlando contro di lei. (y.g.)
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