Botte e minacce alla moglie Condannato a dieci anni

Maltrattamenti e violenze, pugno di ferro nei confronti di un cinquantenne Sotto accusa anche le molestie alla giovane figlia attraverso Facebook
CHIETI. Aveva reso la vita della moglie un inferno. Maltrattamenti in famiglia durissimi e ripetuti. E anche violenze sessuali all’ordine del giorno. Fino a quando la donna, ormai allo stremo, non lo ha denunciato.
Con le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale aggravata nei confronti della moglie e di atti persecutori nei confronti della figlia più piccola è finito davanti al tribunale teatino, riunito in seduta collegiale, un cinquantenne di Chieti, F.M. le iniziali del suo nome. Il collegio giudicante presieduto da Geremia Spiniello lo ha condannato alla pena di dieci anni. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani, ne aveva chiesti nove. I fatti risalgono al 2014. La moglie aveva deciso di lasciare il marito, ma poi, in occasione di un grave problema familiare, aveva deciso di tornare a vivere con lui. Ma quella non era vita. L’uomo, incurante del gravissimo problema che la famiglia stava affrontando, «non perdeva occasione», scrive la procura, «per mortificare la moglie, apostrofandola con epiteti ingiuriosi e mostrandole tutto il suo disprezzo dicendo che era buona “solo a stare sul marciapiede” e che avrebbe dovuto esercitare il suo meretricio alla Pineta di Pescara e spesso la minacciava dicendole che l’avrebbe buttata fuori dalla finestra». Non solo. Lasciava che la moglie e le figlie vivessero in ristrettezze economiche, nonostante il fatto che «avesse imposto alla moglie d’intestarsi varie attività imprenditoriali, facendola esporre a debiti», lei che faceva la donna delle pulizie e viveva con un misero stipendio frutto del duro lavoro. E poi c’erano i rapporti sessuali chiesti e ottenuti con la forza. Con episodi di palpeggiamenti anche di fronte a terze persone, come il fratello di lei. «Quasi quotidianamente», scrive la procura, «la costringeva a congiungersi carnalmente vincendo la resistenza con le percosse».
La madre temeva anche per le figlie. Soprattutto per la più piccola che, a stare a quanto ha appurato la procura, «minacciava e molestava in modo da cagionarle un grave stato di ansia e di paura». Utilizzava anche molto Facebook. «Tempestava la figlia più piccola di messaggi su Facebook, che ripeteva numerose volte nel corso della giornata e con le quali a volte la blandiva, invitandola ad incontrarlo, altre volte la minacciava», dicendole che avrebbe preso provvedimenti. In altre occasioni l’accusava di essere diventata «peggio della madre».
Il processo è stato celebrato a porte chiuse. L'uomo è stato condannato anche a risarcire con 30.000 euro le parti civili.(a.i.)
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