Botte e minacce con il coltello: condannati due mariti violenti

Teatina 44enne terrorizzata con la lama dal convivente: inflitti 2 anni e 2 mesi di carcere E un romeno finisce nei guai per le vessazioni alla compagna. Il pm: «Lei viveva nella paura»
CHIETI. Botte, umiliazioni e minacce di morte, in un caso anche con un coltello puntato contro la vittima. L’incubo domestico di due donne teatine di 44 e 42 anni, assistite dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, si è concluso con la condanna dei rispettivi mariti. Le sentenze del tribunale di Chieti sono state pronunciate questa settimana, a poche ore di distanza l’una dall’altra. Ed è la dimostrazione che sono sempre più frequenti i casi di maltrattamenti in famiglia che, ormai con cadenza quasi quotidiana, arrivano all’attenzione dei pubblici ministeri.
La condanna più pesante è quella inflitta dal giudice Luca De Ninis nei confronti di un marocchino 45enne: due anni e due mesi di reclusione, più 10mila euro di risarcimento da pagare alla ex. L’imputato ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena perché ha scelto il rito abbreviato, ovvero il processo allo stato degli atti. A incastrarlo sono stati i racconti della donna, che ha chiesto aiuto ai carabinieri della stazione di Chieti Scalo.
Secondo l’accusa, rappresentata dal procuratore Lucia Anna Campo, l’uomo ha maltrattato la donna «mettendo a soqquadro la casa e rompendo le suppellettili nei suoi numerosi scatti d’ira, lanciando oggetti all’indirizzo della vittima, cercando di colpirla, offendendola e minacciandola di morte con parole del tipo: “Sei una p... vai via altrimenti ti ammazzo». Non solo: «in diverse circostanze» si sono verificate vere e proprie aggressioni fisiche con «spintoni, schiaffi e pugni» (da qui anche l’accusa di lesioni personali aggravate).
L’episodio più grave è avvenuto la scorsa estate. «Durante l’ennesimo litigio», ha raccontato la donna, «prima mi ha offeso; successivamente, considerando che io continuavo a ribattere alle sue affermazioni, mi ha afferrata per i capelli, strappandomi anche una ciocca, e mi ha colpita dietro la nuca con tre o quattro pugni. Ho cercato di difendermi come meglio ho potuto. Ma lui, in preda a una grossa crisi di nervi, ha afferrato un coltello da cucina, di quelli che si usano per tagliare il pane, puntandomelo contro. Io mi sono tirata indietro di scatto e la lama, appoggiata sul mio avambraccio destro, mi ha provocato delle lesioni». La donna si è fatta medicare in ospedale e ha avuto otto giorni di prognosi.
L’altro marito violento, un 42enne romeno, è stato invece condannato dal giudice monocratico Enrico Colagreco a un anno e quattro mesi di reclusione (in questo caso è stato concesso il beneficio della sospensione della pena perché l’imputato è incensurato). L’uomo è accusato di aver costretto la convivente a subire «continue vessazioni fisiche e psicologiche. In occasione di quotidiani accessi d’ira del tutto immotivati, la faceva oggetto di ingiurie e minacce come: “Non scherzare con me, ti ammazzo, ti massacro di botte”». In questo modo, il 42enne ha creato «all’interno dell’abitazione un clima di paura». Alle intimidazioni sono seguite aggressioni fisiche e umiliazioni «con la consumazione di rapporti sessuali non graditi alla vittima».
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