Botte, minacce e foto con la pistola Sotto processo la banda dei bulli

27 Settembre 2022

Vittime terrorizzate per mesi, un 14enne: «Non li ho denunciati prima per timore delle loro reazioni» I carabinieri trovano su internet le immagini pubblicate dall’imputato più giovane con un’arma in pugno

CHIETI. Le uniche regole che conoscevano erano quelle del branco. E uno di loro, il più piccolo, quasi come avvertimento, aveva pubblicato su internet immagini in cui impugnava una pistola. «Quando mi incontravano», ha raccontato una delle vittime con la semplicità dei suoi 14 anni, «mi sbeffeggiavano, mi spingevano, prendevano per loro le cose che avevo». Ma ora l’incubo è finito. Dovranno affrontare un processo i tre bulli di 18, 17 e 16 anni che, per mesi, hanno terrorizzato i coetanei ad Ortona: ieri mattina, su richiesta del procuratore per i minorenni dell’Aquila David Mancini, il giudice Cristina Tettamanti li ha rinviati a giudizio per i reati – contestati a vario titolo – di atti persecutori continuati, tentata rapina e lesioni personali aggravate. A un quarto imputato, dalla fedina penale finora immacolata, è stata invece concessa la messa alla prova: significa che, seguendo uno specifico programma riabilitativo, il reato sarà considerato estinto.
LE ACCUSE
La baby gang – il neo 18enne e il 16enne sono fratelli – è accusata di aver «minacciato e molestato con condotte reiterate» un ragazzino di 14 anni, al punto da causargli «un grave stato d’ansia e di paura tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita». A incastrare i violenti sono state le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ortona che hanno raccolto testimonianze, visionato le immagini delle telecamere e ascoltato le vittime delle angherie.
IL RACCONTO
«Innumerevoli volte» i tre, come ricostruito nel capo d’imputazione, «singolarmente o operando insieme», hanno obbligato il quattordicenne a consegnare loro la bicicletta con la quale girava in centro a Ortona. «Me la prendono praticamente ogni volta che li incontro», ha riferito il ragazzino. «Io non ho mai reagito perché temo aggressioni da parte del gruppo. La dinamica è sempre la stessa. Quando mi vedono, mi vengono vicino e, afferrando il manubrio, premono il freno. Poi mi dicono di scendere. Se io acconsento, salgono sulla bici e si allontanano; se io non acconsento, si prendono lo stesso la bici. Poi si allontanano per circa un’ora. Io riesco a tornarne in possesso solo quando si stancano e me la riportano nel punto in cui mi trovo, lasciandola a terra». Un giorno un amico della vittima, 13 anni appena, è intervenuto in sua difesa, ma il bullo 17enne gli ha sferrato un pugno e lo ha spintonato, preso per il collo e fatto cadere a terra, ferendolo. In un’altra occasione, «con petulanza e a seguito di insistente richiesta di fare una prova», i ragazzini terribili si sono impossessati anche di un monopattino elettrico della vittima del costo di 400 euro.
LA PISTOLA
Il più giovane dei bulli, come accertato dagli investigatori, aveva assunto un atteggiamento da vero e proprio boss, postando sui social alcune foto in cui mostrava una pistola senza tappo rosso. L’arma ad aria compressa, trovata durante una perquisizione nella sua abitazione, è risultata una fedele riproduzione di una vera. Il ragazzino l’aveva utilizzata durante i festeggiamenti in occasione della vittoria dell’Italia nella finale degli europei di calcio dell’11 luglio del 2021. Nella circostanza, l’allora 15enne era stato ripreso mentre esplodeva alcuni colpi in aria, incurante dei tanti coetanei che gli stavano attorno. Il bossolo incandescente fuoriuscito dopo lo sparo aveva infatti colpito a un occhio una ragazza e le aveva procurato lesioni giudicate guaribili in una ventina di giorni, mentre un altro giovane aveva riportato lesioni a un timpano.
LA DIFESA
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Alessandro Mascitelli, Italo Colaneri, Ilario Cocciola e Rocco Giancristofaro. La prima udienza del processo è in programma il prossimo 11 gennaio.