Botte per un debito di cocaina, arrestato

26 Gennaio 2020

Finisce in carcere un giovane albanese condannato a 6 anni: la vittima del pestaggio tentò il suicidio

RIPA TEATINA . È stato condannato a 6 anni, in via definitiva, per aver partecipato a una spedizione punitiva nei confronti di un ragazzo di 30 anni che si era rifiutato di pagare un debito di duemila euro di cocaina. Giovedì pomeriggio i carabinieri della stazione di Villamagna, su ordine dell’Ufficio esecuzioni penali della Corte d’appello dell’Aquila, hanno arrestato Kledi Metushi, 26 anni, residente a Ripa Teatina, riconosciuto colpevole dei reati di estorsione e lesioni personali aggravate.
Il giovane era ben consapevole del rischio di ricevere l’ordine di carcerazione relativo all’episodio avvenuto quasi otto anni fa, ma si era rifatto una vita e lavorava come operaio in una ditta del Teramano. Qualche giorno fa, dopo la sentenza della Cassazione, Metushi si è presentato da solo al carcere di Madonna del Freddo di Chieti, ma non è stato possibile trattenerlo perché il provvedimento non era ancora arrivato. Così, nelle scorse ore, sono stati i militari dell’Arma a notificargli il dispositivo. E l’albanese è finito in cella.
La vicenda risale al 2012. L’inchiesta è scattata dopo la decisione della vittima di denunciare i suoi aguzzini. L’uomo si è presentato davanti agli investigatori con il volto tumefatto dopo aver contratto un debito di droga con un albanese ed essere diventato bersaglio, ormai da mesi, di vessazioni e minacce. Sopraffazioni che sono apparse sempre più pesanti, fino a un vero e proprio pestaggio al quale, secondo l’accusa, hanno partecipato quattro albanesi, tra cui Kledi Metushi. Il 30enne ha raccontato anche di aver tentato di suicidarsi, impiccandosi in casa, ma il suo piano è andato a monte grazie all’intervento della madre. Un debito, dunque, che al trentenne avrebbe potuto costare anche la vita. La donna, stando sempre a quanto ricostruito dagli investigatori, ha sentito il rumore di una sedia che cadeva a terra nella camera del figlio ed è corsa nella stanza, evitando il peggio grazie anche all’aiuto di un vicino.
Dopo il racconto della vittima, è partita la trappola: uno degli aggressori è stato arrestato in flagranza mentre riscuoteva il denaro richiesto alla vittima, mentre per gli altri complici è scattata la denuncia a piede libero. Ma ora anche per Kledi Metushi si sono spalancate le porte del carcere. (g.let.)
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