Braccianti sfruttati, il bulgaro torna libero

Mozzagrogna. Scarcerato il presunto caporale dell’inchiesta dei carabinieri sul lavoro sottopagato
MOZZAGROGNA. Braccianti sfruttati: torna in libertà anche il 39enne ritenuto dai carabinieri di Atessa il presunto caporale. Il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha firmato ieri mattina la revoca della misura cautelare in carcere per il bulgaro Danail Toshev. L’uomo, detenuto nel penitenziario di Vasto dallo scorso 2 novembre, è stato quindi scarcerato. Come nel caso dell’altro indagato, l’imprenditore 61enne Giuseppe Pompilio Luciani, che dagli arresti domiciliari è stato rimesso in libertà sabato scorso, restano i gravi indizi di colpevolezza anche a carico di Toshev. Ai due sono contestati, in concorso, i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, nonché reati in materia di sicurezza. Ma anche per il bulgaro, secondo il giudice per le indagini preliminari, sono venute meno le esigenze cautelari.
Soddisfatto il difensore del 39enne, l’avvocato Gianluca Mitolo, del foro di Foggia. «Come chiarito sabato nell’interrogatorio di garanzia», spiega il legale, «il rapporto di lavoro con il Luciani era già terminato, tra l’altro anche per divergenze tra i due, che infatti non sono in buoni rapporti. Quindi non sussiste il pericolo di reiterazione del reato né di inquinamento delle prove. Il mio assistito, inoltre, dal 2019 risiede stabilmente in Puglia, quindi non c’è neanche il pericolo di fuga. Venendo meno tutte e tre le esigenze cautelari, Toshev non poteva che tornare libero». Eventuali responsabilità saranno accertate nel corso del dibattimento.
Nei prossimi giorni la Procura di Lanciano fisserà l’incidente probatorio per sentire i lavoratori identificati dai carabinieri di Atessa, che secondo le indagini condotte dal Norm venivano sfruttati e sottopagati per raccogliere l’uva in una vasta area coltivata tra i comuni di Mozzagrogna e Fossacesia. Attraverso osservazioni e pedinamenti, i militari avrebbero documentato lo sfruttamento di almeno 11 braccianti, sprovvisti di regolare contratto. Ai lavoratori, perlopiù provenienti da un piccolo paese nel nord della Bulgaria e tutti familiari di Toshev, era versata una retribuzione di 35-40 euro al giorno per quasi dieci ore lavorative, palesemente difforme dai contratti collettivi regionali e nazionali. E venivano alloggiati in locali fatiscenti e sporchi tutti insieme, sebbene sprovvisti di vaccinazione contro il Covid-19.
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