Brindisi per l’addio a Ombrina

ROCCA SAN GIOVANNI. Si staglia all’orizzonte la piattaforma petrolifera Ombrina Mare 2, dritta sulla linea tra cielo e mare che si ammira dal trabocco Punta Tufano. Sembra un ragno con le zampette...
ROCCA SAN GIOVANNI. Si staglia all’orizzonte la piattaforma petrolifera Ombrina Mare 2, dritta sulla linea tra cielo e mare che si ammira dal trabocco Punta Tufano. Sembra un ragno con le zampette sottili immerse nell’acqua e non fa più paura. Perché Ombrina per l’Abruzzo è ormai solo un ricordo. È questo che le associazioni Fai, Arci, Wwf e Legambiente vogliono festeggiare su uno dei trabocchi divenuti il simbolo della lotta contro il petrolio: l’addio ad un impianto petrolifero che è stato agognato e combattuto per otto lunghi anni.
«Dobbiamo essere orgogliosi di questo risultato», dice commossa la docente universitaria Maria Rita D’Orsogna che, da una parte all’altra dell’oceano (insegna all’università della California) è stata una delle paladine di una resistenza tenace e combattiva dilagata in ogni angolo d’Abruzzo, «perché è rarissimo che una piattaforma che ha ricevuto l’autorizzazione dal Ministero venga smantellata. Dobbiamo utilizzare questa esperienza e la forza di volontà del popolo abruzzese per tutti gli altri problemi ambientali che minacciano la nostra splendida regione, e non dobbiamo mai smettere di essere vigili. Non c’è cosa più importante della difesa ambientale. Parte tutto da lì e i risultati si ottengono se si lotta tutti insieme». «I concreti successi rappresentati dall’addio a Ombrina, dall’abbandono del precedente e altrettanto devastante progetto a terra del Centro Oli di Ortona, dal definitivo no al pericolosissimo prelievo di gas sotto il lago di Bomba», precisano le associazioni, «sono purtroppo offuscati da altri progetti all’orizzonte. I signori del petrolio, legati all’economia del secolo scorso, coadiuvati da quella parte della politica che tarda a volgere lo sguardo al futuro, non si sono fermati. Per il gas di Bomba è già stato presentato un altro progetto, incombono i nuovi pozzi di Rospo Mare e l’air-gun continua a imperversare, mentre il Parco nazionale della costa teatina ha superato ogni record negativo, dato che è inutilmente atteso da ben 16 anni». La lotta, quindi, non si ferma, anche se è giorno di festa. (d.d.l.)
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