Brucia l’auto ai vicini: inflitti 3 anni e mezzo

1 Giugno 2019

Lanciano. Trentenne vìola i domiciliari e minaccia i carabinieri. Si è ustionato anche una mano

LANCIANO. Dette fuoco all’auto del vicino di casa dopo averci litigato ed essere evaso dai domiciliari. Minacciò i carabinieri intervenuti per fermarlo e si ustionò anche leggermente la mano. È stato condannato dal giudice Andrea Belli per evasione, incendio e resistenza a pubblico ufficiale Ivan Spinelli, 30enne di Lanciano, a 3 anni e sei mesi di reclusione, risarcimento danni alle parti civili da quantificarsi in separata sede e 2.500 euro per rimborso spese legali. L’uomo, difeso dai legali Roberto Crognale e Daniela Giancristofaro è in carcere dal 17 maggio 2018, giorno in cui perse la testa e appiccò il fuoco all’auto dei vicini, rappresentati in aula dall’avvocato Paolo Sisti. Per la precisione bruciò “le” auto perché prese fuoco anche una seconda macchina vicino alla Fiat 500, la prima ad essere avvolta dalle fiamme, e un lampione. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla Procura, Spinelli era ai domiciliari perché arrestato per una presunta rapina, oltre che per lesioni personali e danneggiamento. Ma, la sera del 17 maggio dello scorso anno decise di uscire di casa, ignorando la misura cautelare. A Colle Pizzuto, dove abita, sapevano che era ai domiciliari. Il vicino di casa che lo vide fuori, gli disse di rientrare in casa. Spinelli non gradì la ramanzina; anzi, si arrabbiò e per ripicca, dopo essersi procurato del liquido infiammabile, dette fuoco all’auto del vicino per lui insolente (intestata alla moglie), una Fiat 500, che era parcheggiata a 300 metri dalla sua abitazione. La 500 bianca in pochi secondi venne avvolta dalle fiamme, che si propagarono anche alla Toyota Yaris, sempre del vicino, parcheggiata accanto e a un lampione. I pompieri faticarono non poco per domane le fiamme. Subito arrivarono anche i carabinieri che trovarono Spinelli- che si era anche leggermente ustionato una mano- all’esterno della propria abitazione, ma all’interno del giardino recintato della casa. Anziché rientrare, l’uomo iniziò a minacciare ed inveire contro i militari: “Vattene via brutta coccia pelata, non sei nessuno”. “Entra dentro casa mia ti taglio la gola”, “ti uccido”, “tanto pure che sono gli arresti domiciliari esco quanto mi pare e piace”.
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