Bucchianico, c’è il rito della “Ciammaichella”

Oggi pomeriggio la marcia a serpentina in onore di Sant’Urbano, ma senza i tradizionali banchetti
BUCCHIANICO. Appuntamento da non perdere oggi pomeriggio con la "Ciammaichella". Dopo due anni torna la festa e la marcia a serpentina in onore di Sant’Urbano ma senza i tradizionali banchetti con 600 persone a tavola, il palio per la contrada e la premiazione dei canestri più belli. Per il sindaco Carlo Tracanna, «finalmente torniamo alle nostre tradizioni ma l’attenzione deve rimanere alta. Si invitano i partecipanti a indossare la mascherina per evitare contagi da Covid».
Oggi pomeriggio i figuranti in abito tradizionale s'incontreranno alle 16 al campo sportivo per muoversi tutti insieme verso lo storico colle dove si rievocherà la strategia bellica che Sant' Urbano, nel lontano Medioevo, suggerì in sogno al Sergentiere, capitano della milizia, e con cui allontanò il potente esercito Teate che voleva espandersi geograficamente sicuro della vittoria. A capo dei preparativi della festa ultra secolare c’ è il Banderese Vincenzo Rosino, di contrada Tiboni, sostenuto e guidato dal Sergentiere Guglielmo Urbano Tatasciore con il compito di assicurarsi che i valori della festa tramandati di generazione in generazione non subiscano mutamenti nel tempo. Cinque le contrade che sfileranno più quella del Banderese; decine e decine i canestri ornati con i bellissimi fiori di carta crespa, realizzati dalle bucchianichesi e portati in capo dalle "pacchianelle", le donne vestite in abito tradizionale; i "banderesi", gli uomini in abito popolare, si occuperanno della logistica della sfilata e seguiranno i carri da loro realizzati intonando l'urlo al Santo: "E e e evviva Sant'Urban, E e e evviva lu Bannares, E e e evviva lu Sergntir". Dai piedi del paese il corteo popolare diventerà più importante all'altezza del monumento dei caduti con l'incontro del Sergentiere e del Banderese e il rito del "ramaietto" che segnerà l'arruolamento del Banderese Rosino e dei suoi fidati uomini all'imminente battaglia. La marcia incanterà, come è successo per sette secoli, il vicino nemico Teate, che ingannato dai movimenti e dai colori dei pennacchi portati in capo dai pochi uomini bucchianichesi che correvano a zig e zag sulle mura di cinta, fu costretto a ritirarsi. Subito dopo, l’esibizione degli armigeri e balestrieri e i musici e gli sbandieratori. «Un grande in bocca al lupo a tutti noi bucchianichesi e al Banderese Rosino», commenta il Sergentiere Tatasciore, «che sia una rinascita con prudenza». (d.z.)
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