Buchi fino a trenta metri per la frana sotto i palazzi

Partono i controlli in via Fontevecchia per misurare lo smottamento in corso Ecco l’intervento del sindaco in consiglio: nessun movimento, fabbricati indeboliti
CHIETI. Buchi nel terreno fino a più di 30 metri di profondità per misurare la frana della collina di Chieti che, dai condomini di via Fontevecchia, si allunga fino a via Don Minzoni, con il palazzo di 9 piani in pendenza e già sgomberato per il rischio di crollo, e a via Gran Sasso con il viadotto segnato da «criticità strutturali» come «avvallamenti sulla strada, buche, fessurazioni e deformazioni». Una macchina perforatrice dal peso di 95 quintali è arrivata sotto i palazzi solcati dalle crepe per eseguire i carotaggi: significa passare ai raggi x la collina che scivola verso valle e capire fino a che punto il terreno è friabile e dove, invece, c’è «materiale meccanicamente competente», cioè la parte in cui aggrappare pali di sostegno e paratie. I controlli, iniziati da due giorni, si concluderanno oggi intorno alle 18: si tratta di un intervento privato, commissionato dai residenti del condominio Panoramico, quello che più di tutti mostra le fessure.
È racchiuso in una lettera datata 30 aprile 2017 il primo allarme: in una pagina si denuncia «la precaria situazione di stabilità del versante collinare rivolto a nord ovest». In quella lettera inviata al Comune e intitolata «cenni sulla stabilità precaria del versante via Arenazze - Fonte Vecchia - Gran Sasso», si dice: «Il fenomeno lamentato ha visto coinvolti svariati edifici condominiali che hanno richiesto urgenti interventi di consolidamento delle fondazioni». Ma non è bastato: «Torna utile evidenziare che il versante collinare presenta un’ampia fascia interessata da fenomeni di scivolamento che hanno danneggiato le opere».
Della collina a rischio, dopo un’interrogazione dei consigliere M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, se ne è parlato anche in consiglio comunale il 1° febbraio scorso. Ecco l’intervento testuale del sindaco Umberto Di Primio: «Quell’area urbanisticamente, anzi sotto il profilo del Pai, è un’area bianca il che vuol dire che non è destinabile a finanziamenti per il dissesto idrogeologico». Poi, nonostante le crepe, il sindaco ha detto: «Non vi è un movimento del fronte di via Fontevecchia, via Olivieri e quindi via Arenazze ma vi è un indebolimento puntuale di alcune strutture». Sulle indagini geologiche, il sindaco ha garantito: «Le stiamo già compiendo ma non sugli immobili perché quelli appartengono a un’attività che è dei privati. L’ufficio dell’assessore Raffaele Di Felice le sta già predisponendo sulla collina cioè sul versante interessato da queste criticità». Sul viadotto di via Gran Sasso: «Il motivo degli avvallamenti a monte e a valle è determinato da un abbassamento rispetto alla quota che dimostra la stabilità del viadotto dalle due parti di terreno fermo. Queste due parti potrebbero aver determinato questo sfalsamento di quota tra sede viaria e viadotto in ragione di un semplice fenomeno che è quello erosivo e di assestamento del tempo con la raccolta delle acque».

