«Buco da 30 milioni, siamo già in dissesto»
La denuncia di Febo: amministrazione incapace. Il M5S: atti illegittimi, la giunta non controlla
CHIETI. Quasi 30 milioni di euro. Secondo il consigliere Luigi Febo il buco del Comune sarebbe più profondo del previsto perché, ai 12,7 milioni di anticipazione di cassa già contestati dalla Corte dei conti, vanno aggiunti anche gli 8,6 milioni che l’amministrazione non ha ancora versato all’Aca per le bollette dell’acqua degli ultimi 18 e altri 5 milioni per Chieti solidale. E ora c’è anche la sentenza del Tar sulla Tari: «È l’ulteriore dimostrazione dell’incapacità dell’amministrazione Di Primio», dice Febo, «e dire che li avevamo avvisati sia in commissione che in aula. Purtroppo – e di ciò sicuramente non gioiamo – gravissime, saranno, a nostro giudizio, soprattutto le ripercussioni sulla situazione finanziaria del Comune già interessata da una devastante crisi di liquidità dovuta proprio all’incapacità di riscossione dei tributi. Di quanto sta succedendo a Chieti continueremo a interessare tutti gli organi competenti, in primis la Corte dei conti, ma ci chiediamo cosa aspettano i consiglieri di maggioranza per porre fine a questa esperienza amministrativa catastrofica. Il Comune è già in dissesto».
Interviene anche il M5S: «La sentenza avrà un effetto dirompente sul bilancio dell’ente», commentano Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, «poiché gli aumenti erano stati decisi per far fronte al costo del servizio aumentato di ben due milioni di euro dovuti dal Comune a Formula Ambiente in virtù dell’atto transattivo che, già nel 2015, era stato oggetto di una nostra denuncia. Soldi che adesso, verosimilmente, il Comune dovrà reperire attraverso il riconoscimento di un debito fuori bilancio visto che le somme non dovute e già pagate dai cittadini dovranno esser loro restituite. Questa decisione del Tar certifica, finalmente, come tutte le accuse di populismo e incompetenza che ci sono state mosse in questi tre anni di consiliatura, soprattutto dal sindaco, sono totalmente infondate. Un sindaco e una giunta che non controllano l’operato degli uffici comunali portando in consiglio comunale provvedimenti illegittimi sono inaffidabili».

