Buoni pasto soppressi, Csa Cisal: dipendenti impoveriti

30 Giugno 2015

CHIETI. «Mica i buoni pasto saranno diventati illegali alla “d’Annunzio?». L’interrogativo è del segretario territoriale Csa Cisal, Goffredo De Carolis, che in un comunicato torna a chiedere che fine...

CHIETI. «Mica i buoni pasto saranno diventati illegali alla “d’Annunzio?». L’interrogativo è del segretario territoriale Csa Cisal, Goffredo De Carolis, che in un comunicato torna a chiedere che fine hanno fatto i buoni pasto dell’ateneo teatino-pescarese. La vicenda parte a gennaio scorso quando il direttore generale, Filippo Del Vecchio, decise di sospenderne l’erogazione a seguito di un rilievo del Collegio dei revisori dei conti. L’organo di revisione, infatti, aveva espresso dubbi sulle modalità della loro attribuzione. Così il direttore generale prese la questione di petto decidendo non solo di sospenderli ma anche di richiedere la restituzione di quelli che sarebbero stati attribuiti in eccesso. Una richiesta che, con inflessibile zelo, non si è fermata davanti a nulla, neanche di fronte alle persone non più in servizio alla “d’Annunzio” e agli eredi di quelle decedute. Alle prese con questa situazione il personale, scrive De Carolis, «è andato in allarme. I sindacati di ateneo, uniti, hanno chiesto informazioni e incontri. Il dg ha risposto senza fornire nessuna risposta». Un silenzio che pare le reiterate richieste sindacali non siano riuscite a scalfire. E così, dopo sei mesi di buio, arriva la nuova presa di posizione della Csa Cisal: «Questo sindacato», scrive il segretario territoriale, «rivolge una domanda semplicissima: sei mesi non sono sufficienti per risolvere un problema gestionale-contabile? Sospendere i buoni-pasto significa sottrarre risorse alle famiglie, cioè impoverirle. Quando una sospensione di tal genere si rende necessaria a tutela della pubblica amministrazione è anche necessario che la procedura di controllo del pregresso, di revisione delle regole e di ripristino dell'istituto contrattuale si concluda in tempi congrui. È così complicato risolvere il problema dei buoni pasto? Se è tanto complicato perché non individuare una soluzione provvisoria che consenta una ripresa anche parziale agli aventi diritto?» Se a tutto questo si aggiunge che da quasi un anno i 366 dipendenti tecnico-amministrativi dell’università stanno lavorando senza più indennità mensile di ateneo (Ima), si può capire il senso di scoramento provocato anche dalla vicenda dei buoni pasto. «I sindacati non vengono ricevuti», conclude De Carolis, «ma la protesta dei professori sul blocco degli scatti stipendiali è stata subito accolta dal rettore Carmine Di Ilio».(a.i.)