Bus, protestano gli autisti: meno soldi e turni più duri

Davanti all’azienda striscioni per contestare il taglio di 300 euro sugli stipendi L’Ugl: «Spariti anche i 5 minuti di pausa tra una corsa e l’altra, così è rischioso»
CHIETI. Meno soldi, più lavoro. È la sintesi della protesta di ieri dei dipendenti della Panoramica che hanno scioperato per l’intera giornata, fatte sempre salvo le fasce di rispetto assicurate per legge dalle 6 alle 9 del mattino e dalle 12 alle 15 in cui il servizio è stato garantito. Lo sciopero è stato indetto da una sola sigla sindacale, la Ugl Autoferro del segretario regionale Giuseppe Lupo e del segretario provinciale Fabrizio Mancini. Nonostante sia stata una sola sigla sindacale a indire la manifestazione di protesta, lo sciopero è stato comunque molto partecipato. Nel pomeriggio c’è stato anche un presidio davanti alla sede della Panoramica, azienda amministrata dalla famiglia Chiacchiaretta. I dipendenti hanno protestato portando anche degli striscioni: «I soldi ci hai levato», si legge su uno, «e con i turni ci hai stremato». O anche: «Turni massacranti, salario abbassato, nuovo slogan del privato». Il riferimento è al fatto che a novembre del 2020 la proprietà ha cancellato gli accordi contrattuali di secondo livello, tagliando gli stipendi di circa 300 euro al mese, e al fatto che da novembre 2021 è partita la riorganizzazione del servizio con nuovi turni che risultano ancora più massacranti dei vecchi, contro i quali pure si protestava.
«Con la rimodulazione dei turni», spiega il segretario provinciale Mancini, «sono spariti anche i cinque minuti di cuscinetto, vale a dire i tempi di recupero, fra una corsa e l’altra, in quanto i minuti vengono assorbiti dai tempi di percorrenza che sono più lunghi. Questo significa che gli autisti degli autobus sono costretti a lavorare senza soste. Ne va anche della sicurezza degli utenti. Abbiamo cercato invano il dialogo con La Panoramica, l’azienda rifiuta ogni trattativa». Anche ieri la proprietà aziendale non si è fatta sentire. «Siamo soddisfatti per l’adesione dei lavoratori alla protesta», continua Mancini, «certamente non abbiamo intenzione di fermarci qui. Adesso la prima cosa che faremo è quella di chiedere un incontro con l’azienda che continua a dire che è tutto a norma. Noi sappiamo che non è così: quando c’è grande affluenza non si riesce a mantenere il ritmo ed è accaduto che qualche corsa sia saltata».
I cinque minuti cuscinetto servivano proprio per recuperare il ritardo che si accumula in alcune condizioni. Specie di mattina, quando c’è maggiore affluenza: «Le linee più a rischio», dice Gianluca Masciulli, rappresentante sindacale aziendale, «sono la linea 1 e il 3 barrato. Per la linea 1 si sono lamentati apertamente anche gli studenti delle scuole superiori».
La Ugl, ormai in posizione indipendente rispetto agli altri sindacati che pure protestano, ha avviato una serie di scioperi dopo che neanche la mediazione prefettizia è riuscita a raffreddare la vertenza. L’ultimo sciopero indetto dalla Ugl si è svolto il 14 gennaio, allora però i dipendenti hanno incrociato le braccia per sole quattro ore. Questa volta, invece, lo sciopero è durato un giorno intero, lo stesso in cui è stato indetto lo sciopero nazionale dei trasporti. Nella giornata di ieri, infatti, le principali sigle sindacali di settore hanno voluto l’astensione dal lavoro dell’intero settore del trasporto pubblico, per sbloccare la trattativa del rinnovo del contratto collettivo nazionale Autoferrotranvieri internavigatori e per il miglioramento delle condizioni lavorative, sia normative che salariali.

