Bus sfrenato a Chieti, l’ad di Panoramica: «Fatto assurdo e senza precedenti»

27 Febbraio 2026

Visita del sindaco e dei rappresentanti della società al pedone rimasto ferito dopo lo schianto. Fit Cgil: «Il terminal in quel punto è pericoloso, va ripensato»

CHIETI. Se sono bastati pochi attimi all’incidente di Largo Cavallerizza per sconvolgere la quiete di un’ordinaria mattina a Chieti, serviranno invece tempo e pazienza per sciogliere il nodo attorno alle cause dell’accaduto: perché quell’autobus - la linea 6 della Panoramica - si è sfrenato, lanciandosi sulla carreggiata piena di macchine e pedoni, seminando il panico fino alla distruzione di una balaustra? Il mezzo, sotto sequestro, è al centro degli accertamenti della polizia locale, comandata da Donatella Di Giovanni, insieme alle indagini avviate dalla stessa Panoramica. Per il suo amministratore delegato, Sandro Chiacchiaretta, si è trattato di un «incidente inverosimile», racconta al Centro, «un episodio senza precedenti in 53 anni di attività sul territorio. Provvedimenti? Non li abbiamo ancora presi, aspettiamo la fine di indagini e ispezioni per fare luce sull’accaduto. Ipotizzare non serve a nulla, lasciamo che le indagini proseguano».

Lo sconcerto anche il giorno dopo è enorme: nella strage sfiorata, con un furgoncino a bordo strada che, colpito dal bus, ne ha deviato il corso evitando un potenziale impatto fatale per i pedoni che si trovavano a pochi metri dalla sua traiettoria, c’è pure l’immagine dei pendolari che, tra le grida di paura, si lanciano dal mezzo in corsa per salvarsi la vita. L’unico ferito di questa storia che, alla fine della mattinata, ha assunto i contorni di qualcosa che somiglia a un miracolo, è il 49enne di Chieti che si trovava appena dietro il furgoncino su cui l’autobus, in caduta libera dal terminal bus, ha impattato.

Una reazione a catena: il bus colpisce il furgone, che indietreggia colpendo a sua volta il cittadino. Arrivano tempestivi i soccorsi che lo portano in ospedale, dove l’uomo è stato operato per fratture esposte al braccio sinistro. E dove proprio Chiacchiaretta è andato ieri pomeriggio con il sindaco Diego Ferrara: «Le condizioni del paziente sono buone», riferisce il primo cittadino al termine della visita, «ho potuto incontrarlo personalmente, trovandolo provato ma sereno, e rassicurato sull’evoluzione del quadro clinico». Ora per il 49enne inizia il percorso di lenta ripresa, ma la buona notizia è che non è in pericolo di vita. «Gli ho portato il saluto della città», aggiunge Ferrara, «un sostegno doveroso che ha apprezzato tantissimo, come ha apprezzato la visita della Panoramica, rappresentata da Franco e Sandro Chiacchiaretta».

«Si tratta, per fortuna», aggiunge Chiacchiaretta, «di un problema lieve al braccio. Siamo sconvolti dall’incidente e sentivo di dover compiere questa visita, era importante esserci». Da via Herio, a ridosso dell’apertura che guarda piazza San Giustino e i portici che conducono all’ingresso del tribunale, la strada scende fino a una biforcazione. È una discesa ripida, vertiginosa. Alla sommità di questa strada, il terminal bus dove già 11 anni fa un autobus dell’Arpa si è sfrenato finendo con la parte posteriore contro la saracinesca di un garage. Un terminal «infelice», nelle parole di Patrizio Gobeo, segretario generale Filt Cgil Chieti. Terminal infelice «per la pendenza che è nota a tutti», spiega al Centro, «ma anche per la manovra a cui una strada del genere costringe ogni giorno gli autisti che devono, dal capolinea, immettersi nel traffico della città. Non è un parcheggio lineare, ma non c’è neppure, al momento, la possibilità di migliorarne le condizioni (la competenza è comunale, ndr)».

Un sistema di leve e pulsanti, una procedura rituale nelle cui maglie si è infilato un errore. Umano o tecnico? «La risposta non c’è ancora», risponde Gobeo, «ma lasciamo lavorare chi è deputato a svolgere le indagini, senza tirare a indovinare. Una cosa è certa: tutti i conducenti sono preparati, c’è sempre controllo attorno alla capacità dei mezzi di viaggiare avendo soddisfatto tutti i prerequisiti per andare in strada». I mezzi pesanti, una volta bloccati, richiedono l’attivazione di un freno di stazionamento: «È una procedura», conclude il segretario, «complessa, non nella difficoltà ma nella suddivisione in più passaggi che ogni autista conosce bene». Il Codice della strada impone poi l’applicazione dei cunei per bloccare stabilmente i mezzi pesanti (sopra le 3 tonnellate) in sosta su strade in pendenza, ma l’obbligo vale soltanto per soste lunghe: cade dunque il vincolo nei casi, come quello di mercoledì mattina, in cui l’autobus si trova in sosta nel breve intervallo tra una corsa e l’altra. Anche se quell’intervallo può rischiare di diventare fatale.

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