C’è l’esposto alla Giannini per salvare le 411 lauree

Non erano “diplomi facili”. Sindacato chiede di commissariare il dg Del Vecchio Intanto l’università dopo due anni paga le indennità ma solo a cento dipendenti
CHIETI. «Il ministro dell’Università. Stefania Giannini, invii un commissario all’università d’Annunzio perché rimedi al pasticcio delle cosiddette “lauree facili” da annullare».
È la richiesta che il sindacato Csa Cisal, attraverso il proprio segretario territoriale Goffredo De Carolis, indirizza al ministro Giannini attraverso una istanza formale firmata dall’avvocato Leo Brocchi. Visto che le 411 lauree non erano affatto “facili”, e dunque neanche da annullare, ora si chiede una rettifica dei procedimenti avviati dal direttore generale Filippo Del Vecchio che aveva iniziato a contattare il primo scaglione dei 411 laureati in Scienze sociali.
Ma poiché il direttore generale sembra aver lasciato in sospeso la questione, si chiede che si invii dal Ministero qualcuno che svolga il suo compito e rimetta a posto la situazione. La vicenda è quella relativa lauree triennali rilasciate dalla d’Annunzio tra il 2000 e il 2007, che erano state ritenute “non valide” perché sarebbero risultate dalla conversione di titoli privi di valore legale.
Si è poi scoperto che così non era, che i titoli, e dunque anche le lauree che li avevano riconvertiti, erano invece validi a seguito di un decreto del 1987 dell’allora ministro dell’istruzione, Giovanni Galloni. L’istanza chiede al ministro di provvedere «in via di surroga legale alla nomina di un commissario, ovvero designi altro direttore generale per la conclusione del procedimento indicato in premessa», vale a dire il polverone sulle “lauree facili”. Nell’istanza viene anche rimarcata «la bertoldesca situazione alla cui stregua gli organi burocratici di vertice di un Ministero e di una università pubblica paiano ignorare l’esistenza e il contenuto di provvedimenti adottati dal Ministero medesimo. Impasse qui denunziata che appare, all’osservatore esterno, lesiva del prestigio del Ministero da Ella rappresentato, provocando inevitabilmente sconcerto e sfiducia nelle istituzioni».
Cade, dunque, un’altra tegola sull’ateneo dannunziano proprio mentre uno dei problemi che ha molto surriscaldato il clima interno sembrava in via di risoluzione. Proprio in questi giorni, infatti, il vertice universitario è tornato ad autorizzare il pagamento dell’Ima (l’indennità mensile di ateneo) ai dipendenti, pagamento che era stato sospeso ad agosto del 2014. Dal prossimo stipendio di fine mese, le buste paga dei dipendenti conterranno anche i circa 300 euro di Ima. C’è però ancora un problema irrisolto. Non tutti i lavoratori potranno riavere subito l’Ima, ma solo il centinaio che ha aderito al ricorso del Cisapuni a cui il giudice del lavoro ha dato ragione. I sindacati hanno chiesto che gli effetti della sentenza del tribunale di Chieti venissero estesi a tutti i lavoratori, ma pare che così non sarà. Il vertice universitario avrebbe risposto infatti che l’operazione non è fattibile, sebbene ci siano esempi anche del recente passato in cui gli effetti di una sentenza sono stati estesi a tutta la categoria che poteva beneficiarne. (a.i.)

