C’è la legionella: Odontoiatria si ferma

Bloccati gli interventi, pazienti avvisati uno per uno. Ispezione dei carabinieri del Nas. Nell’acqua sarà messo il cloro
CHIETI. Effetto legionella: bloccati gli interventi di Odontoiatria in ospedale. Pazienti avvisati uno per uno o rimandati a casa: fino a venerdì l’attività è sospesa. Dalla direzione Asl spiegano che si tratta solo di un “eccesso di scrupolo” ma intanto l’ospedale si prepara allo “shock chimico”: elevate quantità di cloro da immettere nel corso di una intera nottata nella rete idrica per combattere il batterio trovato dopo le analisi effettuate sulla paziente di Casalincontrada deceduta lo scorso 21 maggio – non a causa del batterio – ma risultate positive. La 69enne era stata ricoverata in Neurologia, che si trova nel corpo di fabbrica M.
I tecnici dell’Arta hanno effettuato dei controlli nel reparto e hanno trovato la legionella in quantità superiore agli standard nei rubinetti del bagno. Non hanno fatto controlli sul resto dell’ospedale, ma è scattato subito il protocollo sanitario sulla legionellosi. Nel frattempo, ieri mattina, sono arrivati i carabinieri del Nas che hanno avviato i loro controlli, all’esito dei quali riferiranno alla Procura. Tutto il personale ha ricevuto una serie di rigide prescrizioni dal manager Pasquale Flacco. A partire dalla maggiore “attenzione richiesta a tutte le pratiche assistenziali che coinvolgono l’apparato respiratorio e necessitano di acqua”. Si è richiesto una sterilizzazione di tutta una serie di dispositivi definiti “semicritici”. È stato prescritto l’utilizzo di “acqua sterile per i serbatoi dei dispositivi usati per l’umidificazione e la nebulizzazione, per le sonde nasogastriche e in generale per le attrezzature per la respirazione assistita e le terapie inalatorie”.
Vietati gli umidificatori ambientali di largo volume, a meno che non sia possibile sterilizzarli. Tutte le attrezzature per l’assistenza respiratoria devono essere disinfettate e sterilizzate dopo l’uso.
I nebulizzatori dei farmaci tra un trattamento e l’altro sullo stesso paziente vanno puliti, disinfettati, sciacquati con acqua sterile e asciugati. E’ stato interdetto l’uso delle docce. Sono stati ordinati test diagnostici su tutti i pazienti ricoverati per polmonite (sintomo di legionellosi). A ogni inizio turno il personale, prima di utilizzare per qualsiasi scopo acqua calda sanitaria deve lasciarla scorrere dal rubinetto per almeno dieci minuti.
E così ieri mattina, mentre tra i corridoi vuoti di Odontoiatria si respirava una insolita calma, con la dirigente Paola Esposito che ci ha mostrato una delle tante bottiglie di acqua minerale arrivate in reparto, in Direzione generale c’era invece molto fermento, tra l’arrivo dei Nas e la necessità di far fronte all’emergenza. «L’utilizzo di acqua calda è quello che deve preoccupare di più», spiega Arturo Di Girolamo, referente infettivologo del gruppo operativo del Comitato infezioni ospedaliere, ieri mattina chiamato a rapporto in Direzione generale, «visto che il batterio predilige una temperatura tra i 32 e i 45 gradi. Per questo possiamo dire che siamo abbastanza tranquilli anche nel reparto più a rischio, quello di Odontoiatria, dove per i trattamenti viene utilizzata acqua fredda. Comunque, per un eccesso di scrupolo, abbiamo ritenuto più sicuro sospendere gli interventi che prevedono l’uso di acqua, soprattutto per quanto riguarda la pratica della nebulizzazione che è quella attraverso cui si trasmette la legionella. È lo stesso motivo per cui abbiamo vietato l’uso delle docce. In questo ospedale portiamo a termine controlli sulla legionella ogni tre mesi. L’ultimo, a a marzo, aveva dato esiti negativi». «Il protocollo anti legionellosi resterà in vigore sin quando le nuove analisi non ci diranno che la presenza di questo batterio è tornata a livelli normali», ha spiegato inoltre Filippo Manci, direttore dell’Uoc che si occupa di investimenti, patrimonio e manutenzione. «Questa notte o la prossima metteremo in atto uno shock chimico per far fronte al problema: inseriremo nella rete idrica una quantità ingente di cloro, così come da protocollo standard che si utilizza in questi casi. Durante tutta la notte avviseremo pazienti e personale di non utilizzare i rubinetti dei bagni e di bere solo acqua in bottiglia. Le docce sono già state vietate. Al termine della procedura di sanificazione rifaremo le analisi per vedere se i livelli di legionella sono tornati normali. Ci siamo rivolti anche ad esperti del settore provenienti dall’università di Tor Vergata perché ci supportino in questo protocollo d’emergenza».
Ma nulla sappiamo sull’acqua che arriva nelle nostre case: l’Arta per ora non ha comunicato alcunché.

