C’è San Michele a proteggere la piazza

4 Aprile 2015

Inaugurata la scultura bronzea dell’artista Primavera, al taglio del nastro anche il questore Savina tornato da Milano

CHIETI. La Chieti di un tempo che fu, la chiesa di San Michele Arcangelo in quello che ancora adesso, per questo motivo, si chiama Piano Sant’Angelo, nonostante la chiesa non ci sia più, e un quartiere unito, con una vita di comunità molto sentita e identitaria. Tutto questo ora ha trovato il suo simbolo: San Michele, una scultura bronzea, quella dell’arcangelo a cui era intitolata la chiesa abbattuta nel 1937, che è rimasta nella storia e nelle radici degli abitanti del posto. L’opera dell’artista Luciano Primavera è stata inaugurata ieri mattina e per il quartiere è stata festa grande. In oltre 200 si sono ritrovati tutti intorno al sindaco, Umberto Di Primio, all’arcivescovo Bruno Forte e al parroco don Donatello Pellicciotta.

IN OLTRE 200. Mentre la rete ha reagito con commenti non tutti lusinghieri, criticando sia l’opera, quanto soprattutto la scelta del posto dove collocarla (qualcuno si è anche lamentato per l’eliminazione di un parcheggio), ieri mattina c’erano solo sorrisi sulle facce degli intervenuti. A cominciare dagli assessori Mario Colantonio, Alessandro Bevilacqua e soprattutto Roberto Melideo che, essendo del quartiere, si è dato molto da fare per realizzare il progetto, come ha sottolineato pubblicamente nel suo discorso don Donatello, che ha aperto la cerimonia di inaugurazione accennando alla storia della contrada. «Questa statua», ha detto Melideo, «rappresenta un po’ l’anima storica del quartiere ed è giusto che un’amministrazione venga incontro a quelle che sono le tradizioni e le radici delle singole zone cittadine». Tra gli altri erano presenti anche il consigliere regionale Mauro Febbo e il questore di Milano, Luigi Savina, teatino doc nato proprio nelle vicinanze. Tra l’altro San Michele arcangelo è anche protettore della Polizia di Stato, che era presente con una nutrita delegazione schierata vicino alla statua. A rappresentarli è intervenuto anche il questore Felice La Gala. Anche il sindaco Di Primio ha tenuto un breve discorso, definendo la scultura «un dono fatto dai cittadini alla città, una straordinaria opera che arricchisce la nostra città e che da oggi ne diventa un simbolo, rappresentando questo quartiere e la sua specifica identità». A chiudere la cerimonia è stato monsignor Forte che ha ricordato il significato della figura di San Michele, simbolo del bene che vince contro il male.

LA SCULTURA. L’opera porta la firma del maestro Primavera che l’ha donata gratuitamente al quartiere. I soldi necessari alla sua realizzazione sono stati raccolti dai residenti e la raccolta fondi è stata coordinata dalla parrocchia di Sant’Antonio Abate. La scultura bronzea è alta due metri e venti ed è stata fissata dall’impresa di Teresio Cocco su un basamento di altri 3 metri, così da troneggiare e vigilare sull’intera piazza.

LA STORIA. La chiesetta di San Michele arcangelo fu colpita durante i bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale. Quando fu demolita si promise anche di ricostruirla presto, cosa che non fu mai fatta anche per permettere l’ampliamento della piazza, l’allora largo Carisio. La storia di questo rione, con tanto di foto d’epoca, è stata raccontata nel libro di Francesco Paolo Caramanico, edito proprio per l’occasione, e intitolato “Il Piano Sant’Angelo”. Il volumetto, al netto degli approfondimenti storici, è una lunga intervista alla signora Rita Antonucci, ottantaseienne residente del quartiere: la memoria storica vivente del posto.