Caccia alle impronte per incastrare la gang

Al via gli esami tecnici per stabilire se le tracce lasciate dai rapinatori nell’auto dei Martelli appartengono ai 6 arrestati
LANCIANO . Si ricompone e si chiude il puzzle. Impronte e dna dei rapinatori da riscontrare sui reperti sequestrati per incastrare definitivamente la banda romena che ha messo a segno la cruenta rapina ai danni dei coniugi Martelli il 23 settembre scorso. Il medico Carlo Martelli fu pestato a sangue e alla moglie Niva con estrema ferocia fu tagliato metà orecchio per due orologi, un anello e 1.990 euro. I sei autori della rapina sono tutti in carcere dai giorni immediatamente successivi alla rapina (solo Marius Adrian Martin è stato preso il 9 ottobre perché era fuggito in Romania) grazie al lavoro congiunto di polizia e carabinieri coordinati dal procuratore Mirvana Di Serio e in prigioni lontane da Lanciano. Ion Cosmin Turlica è a Frosinone, il fratello Costantin Aurel a Larino (erano entrambi nel carcere di Rieti ma sono stati spostati e divisi), Ruset Aurel è a Pescara, Alexandru Bogadan Colteanu il braccio violento della gang e George Ghiviziu sono nel carcere di Teramo mentre Martin a Cassino. Nessuno ha avuto i domiciliari e tutti – tranne Colteanu – hanno risposto agli interrogatori, dando versioni che con il rientro di Martin sono diventate discordanti. Fino a prima del suo rientro in Italia i Turlica, Ruset e Ghiviziu avevano affermato che Martin era la mente della gang, il capo più “anziano” che aveva reclutato tutti e Colteanu il braccio violento. E che in villa oltre a loro due c’erano Costantin Turlica e Ruset mentre Ion e Ghiviziu erano i pali. Versione stravolta da Martin che si è posto al di fuori della villa, come semplice palo. Era stato reclutato dai Turlica – autori dei furti nei bar nei giorni precedenti la rapina – legati a Colteanu.
Si arriverà ad un punto. Il 9 gennaio infatti si procederà con accertamenti tecnici non ripetibili sui reperti acquisiti nei laboratori della sezione di genetica forense e della sezione di evidenziazioni impronte latenti della Scientifica di Roma.
«Sono esami», spiega l’avvocato Paolo Sisti che assiste Ghiviziu, il palo-autista della gang, «che prevedono dei riscontri tra le impronte e il dna preso ai rapinatori dopo il loro arresto con il materiale sequestrato. L’accusa mira a completare così il quadro probatorio». In poche parole si comparano le impronte e il dna dei rapinatori -che sono stati sottoposti al prelievo di saliva nei giorni scorsi- con impronte, tracce ematiche e biologiche trovate dalla Scientifica sulle auto usate la notte della rapina, ossia la Golf dei Turlica, la Bmw di Ghiviziu e la Sedici del medico, nella villa e nella casa dei Turlica in corso Roma, e poi su tute, scarpe, passamontagna, guanti nonché sullo scotch e le fascette usate per imbavagliare e legare il medico e la moglie che erano in un borsone abbandonato in una campagna. La comparazione potrebbe anche danneggiare o distruggere alcuni reperti per questo sono esami non ripetibili. Le prove indicheranno chi è entrato nella villa, chi ha colpito e chi ha fatto da palo. Al di là dei ruoli, l’accusa è per tutti la stessa: concorso in rapina pluriaggravata, sequestro di persona, lesioni gravissime e porto abusivo d’arma.

