Caccia alle impronte su una bottiglia

Gli investigatori cercano le tracce dei rapinatori dei coniugi Martelli per blindare le accuse: tre mesi per finire i rilievi
LANCIANO . Bottiglie e giubbini, magliette e fascette usate per legare i Martelli. Sono iniziati ieri i riscontri della Polizia scientifica di Roma su 40 degli oltre 80 reperti sequestrati dalla scientifica di Ancona dopo la rapina ai danni dei coniugi Martelli il 23 settembre scorso. Il medico Carlo Martelli fu pestato a sangue e alla moglie Niva con estrema ferocia fu tagliato metà orecchio per due orologi, un anello e 1.990 euro. I sei autori della rapina sono tutti in carcere. Si tratta dei fratelli Ion Cosmin e Costantin Aurel Turlica, il cugino Ruset Aurel, Alexandru Bogadan Colteanu il braccio violento della gang, George Ghiviziu e Marius Adrian Martin. Ieri alla presenza dei legali Paolo Sisti che rappresenta Ghiviziu e Andrea D’Alessandro per Martin, sono iniziati accertamenti tecnici non ripetibili sui reperti acquisiti nei laboratori della sezione di genetica forense e della sezione di evidenziazioni Impronte latenti del servizio di polizia scientifica di Roma. «Sono esami», spiega l’avvocato Sisti, «che mirano a prelevare il dna dalle tracce lasciate su alcuni oggetti e confrontarlo poi con quello dei rapinatori, che sono stati sottoposti al prelievo di saliva nei giorni scorsi. La comparazione potrebbe anche danneggiare o distruggere alcuni reperti per questo sono esami non ripetibili». Prove principi il dna e le impronte per indicare senza dubbio chi è entrato nella villa. Saranno analizzati solo 40 reperti, quelli che per la scientifica di Ancona sono prioritari. Si è partiti ieri mattina, alla presenza del direttore tecnico capo biologo della polizia di stato Daniela Scimmi, dall’analisi di due bottiglie prese nella villa. Fu Martelli nel racconto della terribile notte a dire che quando due rapinatori erano andati a prelevare i soldi dal bancomat, uno dei malviventi si era avvicinato e aveva preso una bottiglia di acqua. «Ha cercato di darmela», disse Martelli, «ma io non riuscivo ad inghiottire, e ha imboccato mia moglie». E quella bottiglia con tracce di sangue è al vaglio della scientifica. Poi si passerà al giubbotto, a due paia di scarpe da tennis, ai jeans, calzini e a due buste di plastica presi nella Golf nera dei fratelli Turlica la sera dell’arresto.
La Golf è stata la chiave di volta dell’indagine. I carabinieri vi avevano piazzato un Gps perché seguivano i Turlica per i furti con spaccata nei bar, e questo si è attivato quando l’auto la domenica della rapina è andata a Serre a riprendere due rapinatori. E soprattutto il martedì notte quando i Turlica e Ruset hanno avuto l’incidente, mentre fuggivano da Lanciano, che ha permesso alle forze dell’ordine di arrestarli. Nella golf c’erano le due paia di scarpe, alcuni abiti, i gratta e vinci, 200 euro e uno dei due orologi presi a Martelli. A Roma bisogna estrarre il dna anche dalle tracce biologiche trovate su lavandino, scarico, maniglie delle porte e lenzuolo, trovati nella casa di Corso Roma dove vivevano i Turlica e Ruset. Casa sotto la quale il giorno delle perquisizioni si radunò una folla inferocita pronta a linciare i romeni. E ancora tracce sul giubbetto rosso e due magliette indossate da Colteanu il giorno del suo arresto avvenuto da parte dello Sco a Casal di Principe mentre tentava di ricettare un orologio del medico. Infine tute, scarpe, passamontagna, guanti usati durante la rapina nonché scotch e fascette usate per imbavagliare e legare il medico e la moglie che erano in un borsone nero abbandonato nella campagna di Santa Maria dei Mesi e trovato dai carabinieri. Questi i reperti da analizzare. Bisognerà catalogarli, estrarre il dna, poi fare un confronto con quello prelevato agli arrestati e infine procedere con le impronte. Serviranno 60/90 giorni.

