Cade nella casa popolare al buio Comune condannato a risarcire

Un inquilino rimane ferito in via dei Palmensi a causa degli scalini rotti e dell’illuminazione assente La Corte d’appello: «Pericolo inevitabile: la colpa è esclusivamente di chi non ha aggiustato il palazzo»
CHIETI. Cade nel palazzo popolare perché le scale sono rotte e manca l’illuminazione: la colpa è del Comune di Chieti, proprietario dell’immobile, che ora dovrà pagare oltre 30mila euro tra risarcimento danni e spese legali. Dopo un’infinita battaglia nelle aule di giustizia, la Corte d’appello dà ragione a un inquilino di 62 anni, Giovanni D., assistito dall’avvocato Luciano Carinci: l’uomo era rimasto ferito in un incidente avvenuto il 5 febbraio del 2011. La sentenza dei giudici aquilani è una mazzata per l’ente, che adesso – per evitare nuove condanne – dovrà assicurare una manutenzione costante degli immobili di proprietà.
Giovanni è assegnatario di un alloggio popolare al quarto piano della palazzina che si trova al civico 7 di via dei Palmensi. Quella notte, verso le 4, finisce a terra mentre sta percorrendo la scalinata esterna per tornare nel suo appartamento. L’impatto è violento, tant’è che i medici del pronto soccorso gli diagnosticano un trauma toracico e la frattura scomposta del polso sinistro. Nei mesi successivi è costretto ad operarsi e a sottoporsi a cicli di fisioterapia, tuttavia riporta «un’invalidità permanente del 9%». L’inquilino chiede i danni al proprietario dell’immobile, ma il Comune si rifiuta di pagare. E la vicenda arriva in tribunale. Giovanni vuole essere risarcito perché «la responsabilità dell’ente è evidente, in quanto tutti i gradini che conducono all’alloggio erano rotti. Inoltre non vi era alcun lampione o luce che potesse illuminare il palazzo: di conseguenza, di notte, le scale erano praticamente al buio. Peraltro, l’assenza di illuminazione e la rottura degli scalini era nota da anni al Comune che, però, non vi ha mai posto rimedio». Ma il giudice del tribunale di Chieti dà ragione all’ente, «trattandosi di evento ascrivibile alla colpa esclusiva del danneggiato, il quale, abitando in quello stabile, era perfettamente a conoscenza delle condizioni delle scale: nonostante la scarsa illuminazione proveniente da un lampione posto a circa venti metri, avrebbe potuto e dovuto evitare la caduta usando la massima attenzione nello scegliere i punti di appoggio dei piedi». A questo punto Giovanni decide di presentare ricorso, ribadendo «l’assoluta impossibilità di evitare il pericolo legato alle condizioni delle scale, che già in passato aveva causato analoghe cadute di altri assegnatari». Arriviamo così alla sentenza pubblicata ieri dai giudici aquilani (presidente Silvia Rita Fabrizio, consigliere relatore Francesco Filocamo, consigliere ausiliario Paolo Cerolini). «Ritiene questa Corte», si legge sul documento, «che l’appello sia fondato e meriti accoglimento». La frase chiave è questa: «La pressoché assoluta invisibilità delle scale percorse e le loro generalizzate condizioni di dissesto non consentivano a Giovanni D. di evitare il pericolo». Significa che la «responsabilità» va attribuita «in via esclusiva» al Comune. L’ente dovrà dunque risarcire con 23.133,67 euro l’inquilino ferito, mentre le spese legali ammontano a circa 7mila euro.
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