Caduta mortale nella scala mobile Quattro finiscono sotto processo

19 Maggio 2022

A giudizio il dirigente comunale Intorbida, l’ex amministratore unico di Teateservizi Marchetti e i tecnici Di Giovanni e Pagliari: accusati di omicidio colposo per il decesso di un postino in pensione

CHIETI. In quattro, accusati di omicidio colposo, finiscono sotto processo per la tragedia della scala mobile. Il gup Andrea Di Berardino li ha rinviati a giudizio per la morte di Smeraldo Cremonese, 92 anni, postino in pensione molto noto in città. L’anziano si è spento il 15 febbraio del 2020 in ospedale, dov’era stato ricoverato il giorno prima per essere scivolato e caduto mentre percorreva, in discesa, la gradinata fissa dell’impianto di proprietà del Comune che collega il terminal degli autobus di via Gran Sasso al centro storico di Chieti. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani è arrivato alla conclusione che quelle scale di servizio, utilizzate abitualmente dagli utenti perché quelle mobili erano rotte da tempo, avrebbero dovuto essere interdette all’uso in quanto pericolose.
GLI IMPUTATI
Inizierà il 17 aprile 2023 il processo che vede come imputati Paolo Intorbida, 60 anni, residente a Porto San Giorgio (Fermo), all’epoca dei fatti dirigente comunale del settore lavori pubblici; Massimo Marchetti (57), residente a Chieti, l’allora amministratore unico di Teateservizi, la società a totale capitale pubblico alla quale è stata affidata la gestione dell’impianto di risalita; Lorenzo Di Giovanni (45), anche lui teatino, responsabile di esercizio delle strutture del terminal (tra cui le scale mobili, due ascensori, due servoscale e un ascensore a servizio del tunnel); e Dante Pagliari (38), residente a Introdacqua, assistente tecnico. I quattro sono difesi dagli avvocati Marco Femminella, Alessandro De Iuliis e Maria D’Angelo. I familiari della vittima, assistiti all’avvocato Cristian Liberato, si sono costituiti parte civile. A occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della squadra mobile di Chieti, coordinati dal vice questore Miriam D’Anastasio e dal commissario Nicoletta Giuliante.
LE ACCUSE
Gli imputati, secondo l’accusa, hanno causato la morte dell’anziano e il ferimento di un altro utente, Vincenzo Iachini, pescarese di 64 anni, per «negligenza, imprudenza e imperizia», in quanto «omettevano di predisporre qualsivoglia intervento sulle strutture». Più nel dettaglio: Marchetti, «responsabile della gestione e manutenzione ordinaria della scala», Intorbida, «dirigente del Comune su cui gravava l’obbligo della manutenzione ordinaria», e gli altri due imputati, nelle rispettive funzioni, «omettevano di eseguire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla scala mobile in discesa, rotta da anni». Nonostante ciò, è sintetizzato nel capo d’imputazione, i quattro «tolleravano l’uso delle scale di servizio in discesa da parte degli utenti, scala che non veniva interdetta all’uso. Scala», insiste la procura, «peraltro, non idonea progettualmente a un uso continuo da parte del pubblico anche per la presenza di vizi costruttivi (rapporto alzata-pedata, assenza di linolelum, presenza di insidie)».
LE CONSULENZE TECNICHE
L’autopsia eseguita dal medico legale Pietro Falco ha accertato che c’è nesso causale tra la morte dell’anziano e le lesioni riportate nella caduta. Nelle carte c’è anche un’altra consulenza tecnica, quella dell’ingegnere Pier Luigi Gianforte, che ha analizzato la documentazione relativa all’impianto acquisita dagli investigatori. Gianforte parla di «utilizzo improprio della scala fissa» e sostiene che «le carenze realizzative e le insidie presenti» siano connesse all’incidente. «La circostanza che nella giornata del sinistro mortale anche un altro signore sia rovinosamente caduto», è la conclusione del consulente della procura, «costituisce un segno evidente del pericolo».
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