Cagnolina sbranata, parte la petizione: «Non accada più»

CHIETI. Le mani avvolte ancora da vistose fasciature, Marilena Mariani, «la mamma umana di Margot», lancia una petizione sul web. La padrona della cagnolina sbranata da due molossi una settimana fa a...
CHIETI. Le mani avvolte ancora da vistose fasciature, Marilena Mariani, «la mamma umana di Margot», lancia una petizione sul web. La padrona della cagnolina sbranata da due molossi una settimana fa a Filippone avvia una raccolta firme affinché i due cani vengano allontanati dalla loro abitazione per garantire la sicurezza pubblica. I due Amstaff, una razza molto simile al pitbull, verranno riconsegnati ai padroni il primo maggio e questo desta molta preoccupazione nella donna, le cui ferite alle mani sono risultate guaribili in 10 giorni. Quelle psicologiche, però, saranno difficili da rimarginare. Marilena rivive ancora la scena: «Stavo andando a prendere il pane come faccio sempre», racconta, «erano le 8,40, la strada che faccio tutti i giorni, la fanno anche i miei figli piccoli con il cane. Risento ancora i guaiti lancianti. Mi rivedo con quel senso di impotenza, di fronte a una creatura che viene fatta a brandelli e io che non riesco a fare niente. Gli operai tirano le spranghe di ferro sulla testa dei cani, ma loro non si fermano». Immagini difficili da dimenticare. Marilena è davanti all’ambulatorio dell’ospedale mentre racconta. Sta attendendo di entrare a fare la medicazione. All’ospedale non ci è potuta andare da sola. Guarda le mani e spiega: «Non sono più autonoma, non posso guidare, non mi posso lavare». Ricorda l'operaio che le gridava di lasciare Margot: «“Lasciala, tanto l’hanno presa”, mi diceva. Ma io non potevo. Non sono riuscita a proteggerla». Marilena, però, ci tiene a sottolineare che con la petizione non vuole «accusare nessuno. Voglio solo lanciare un invito ai proprietari di cani a riflettere: quando si accolgono animali, bisogna sapere chi si sta portando in casa, quali esigenze hanno questi animali e come andare incontro ai loro bisogni. Io l’ho fatto con Margot. In casa non ci portiamo un peluche, ma un essere vivente con precise esigenze e bisogni». (a.i.)
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