Calcetto rumoroso «Ma i nostri campi sono tutti in regola»

Parla il gestore dell’impianto che disturberebbe la quiete La procura sta indagando dopo l’esposto di un residente
CHIETI. «Abbiamo una scuola calcio con 120 bambini, siamo un’associazione senza scopo di lucro iscritta a Coni e Figc e da quando abbiamo iniziato a gestire l’impianto sportivo del Tricalle, tutto il quartiere ce ne ha reso merito. Tutti, tranne uno». A parlare è il costruttore Pino Bevilacqua, presidente della Es Chieti calcio a 5, dopo l’esposto che ha innescato un’indagine della procura per i troppi rumori provocati dai due campi di calcio a 5 dell’impianto di Vallone Fagnano, nato 25 anni fa. Bevilacqua lo gestisce da 9 anni, aiutato dal vicepresidente Giuseppe Ghirelli, dall’amministratore Enrico Micomonaco e dal responsabile della scuola calcio Giancarlo Valentini. Il quartiere è contento, dice Bevilacqua, anche perché i residenti usufruiscono anche gratis dei due campi di calcio, oltre che del campo da tennis e di quello di bocce. Ma c’è qualcuno che si lamenta. Piero Melideo abita proprio davanti ai campi da calcio e per lui è una tragedia. Perciò firma un esposto, chiama l’Arta (che fa i controlli e risulta che i rumori sforano i limiti) e gà il via all’inchiesta della procura. Ma Bevilacqua vuole dire la sua. Innanzitutto sui controlli Arta, per cui l’associazione si è vista arrivare una multa da 1.032 euro. «Abbiamo contestato tale addebito», dice, «perché l’associazione non è stata informata né coinvolta nelle procedure di accertamento. Le è stato comunicato solo il provvedimento definitivo contenente la sanzione. A seguito dell’esposto, infatti, le misurazioni sono state effettuate dall’Arta in assenza di contraddittorio e in violazione del diritto di difesa dell’associazione che non ha potuto verificare la correttezza tecnica né dei rilievi fonometrici né dei loro risultati». Quanto ai rumori, il presidente sottolinea che le «attività sportive ordinarie non sono mai tali da disturbare la quiete pubblica. In ogni caso, la normativa vigente prescrive che i normali valori di immissione del rumore non si applicano ai luoghi in cui si svolgono attività sportive come il nostro». E infine, se bisogna realizzare barriere antirumore, l’onere sta al proprietario, e dunque al Comune, e non al gestore, conclude Bevilacqua, che comunque si dice pronto a incontrare il firmatario dell’esposto.

