Calci e offese alla figlia di 9 anni, a processo

Sotto accusa un ingegnere che maltrattava e minacciava anche la moglie: «Vi mando sotto i ponti»
CHIETI. «Sei pazza come tua madre…io mi faccio un’altra moglie, mi faccio altri figli, voi non servite a niente, sei un animale. Vi mando sotto ai ponti». Così, secondo l’accusa, un ingegnere di 48 anni si rivolgeva alla figlioletta di 9 anni. Non solo offese e minacce, ma anche botte. Ora quel papà violento si ritrova sotto processo, davanti al tribunale di Chieti, per i maltrattamenti nei confronti della piccola e della moglie. La donna, per difendere la bimba, le ha fatto scudo con il proprio corpo finendo per essere colpita più volte con una scopa. L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Falasca, è stata condotta dai poliziotti della seconda sezione della squadra mobile: l'incubo è andato avanti fino all’estate del 2016. L’imputato, «fin dall’epoca successiva al matrimonio, e soprattutto alla nascita della figlia, teneva un comportamento improntato alla sistematica derisione e disprezzo della coniuge, svilendola come persona e come donna». Più nel dettaglio: «In ogni occasione e con ogni pretesto, anche alla presenza della figlia e soprattutto tra le mura domestiche, le diceva: “Pu…., tr….., strega di m….”. Ripeteva le ingiure quando viaggiavano in auto, con eccessi d’ira in seguito ai quali arrestava il mezzo facendo scendere la moglie, insieme alla figlia, e spingendola fino a farla cadere». Ma non è finita qui: l’uomo «non risparmiava alla moglie percosse con calci e pugni che le procuravano dei lividi. In un’altra occasione, la minacciava gravemente puntandole un coltello da cucina alla gola e gridando: “Guarda che mi fai fare…io ti ammazzo”». Analogo trattamento era riservato alla figlia minorenne «che, oltre ad assistere a tutte le vessazioni ai danni della madre, ne era anch’essa vittima diretta». «In diverse occasioni, inoltre, chiudeva la figlia in una stanza dell’appartamento impedendole momentaneamente di uscire fino a quando non la sentiva urlare», scrive il pm sul capo di imputazione. «Spesso, quando erano a tavola, percuoteva la minorenne con dei calci». (g.let.)
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