Camera di commercio, 11 no alla fusione

Depositate le firme per chiedere la maxi verifica sulla situazione debitoria di Pescara. Di Vincenzo ora deve decidere
CHIETI. Niente fusione se l'altra Camera di Commercio, quella di Pescara, è una zavorra. Cioè ha troppi debiti. Undici componenti del Consiglio camerale di Chieti hanno protocollato, sabato scorso, la richiesta formale di convocazione di una seduta di Consiglio per trattare la madre di tutti gli argomenti: il procedimento di fusione tra le Camere di Commercio di Chieti e Pescara. E per chiederne la sospensione. A innescare la miccia, anzi la fronda, è stato il fatto che l'impegno assunto nella seduta consigliare del 28 luglio scorso di procedere alla verifica dei bilanci della Camera di Commercio di Pescara e delle aziende partecipate, leggi Porto turistico Marina di Pescara, non sono stati attivati dal presidente Roberto Di Vincenzo. E invece, con un'azione ritenuta inconsueta a firma dei due presidenti di Chieti e Pescara, il Ministero dello Sviluppo Economico è stato sollecitato affinché si procedesse rapidamente al decreto di fusione tra le due camere. Tant'è che, nella seduta del 30 luglio, della Conferenza unificata Stato-Regioni, che ha ruolo e compito di sancire l’intesa sulla bozza di decreto predisposta dal Ministro, il fascicolo sulla fusione è stato presentato “fuori sacco” in modo tale da accelerare i tempi. Ma lo stop di chi invece chiede di sospendere l'operazione e di eseguire verifiche contabili è stato tempestivo. E preso in considerazione dal Ministero dello Sviluppo. Così la votazione è stata rimandata per “approfondimenti tecnici”. Ma a trenta giorni dalla decisione del Consiglio Camerale di visionare approfonditamente i bilanci dei due enti in fusione si continuano la trattazione, gli incontri e le comunicazioni, tutto “rigorosamente” dietro le quinte, che puntano dritto al decreto ministeriale di fusione. Così è partita la nuova richiesta di convocazione del Consiglio Camerale che vede gli 11 consiglieri firmatari, di cui ben cinque d Giunta su otto. In sintesi l'enigma da sciogliere è il bilancio della della Camera di Commercio di Pescara e in particolar modo dell’azienda partecipata Marina di Pescara Srl, che gestisce il Porto Turistico di Pescara, amministrata tra gli altri anche dal Segretario Generale della Camera di Commercio pescarese, Roberto Pierantoni, in rappresentanza dell’ente azionista unico. Da prime indiscrezioni, che cercano conferme proprio attraverso uno studio approfondito della contabilità, ci sarebbero possibili anomalie riguardanti poste in bilancio di notevole entità. Si parla di milioni di euro, di crediti inesigibili persino per posti barca riconducibili a un notissimo imprenditore travolto dal crac e di sentenze sfavorevoli all'ente camerale pescarese, che porterebbero al dissesto dell’ente stesso e a pesanti ripercussioni anche sulla incolpevole Camera di Commercio i Chieti. La parola passa a Di Vincenzo jr.

