Caner: siamo pronti a collaborare

9 Settembre 2015

Il responsabile di Matrix: giusta risposta ai bisogni di chi chiede aiuto

SCHIAVI DI ABRUZZO. «Qualora le parrocchie ci chiedessero collaborazione per iniziare a realizzare progetti di accoglienza, saremo ben felici di contribuire». Lo dice Simone Caner, amministratore unico della società cooperativa sociale Matrix che in alcuni paesi del Vastese gestisce diversi centri di accoglienza per i profughi.

Per Caner «non è, come dicono in molti, la foto di Aylan ad avere scosso il mondo e ad aver fatto svoltare l’opinione pubblico sul tema dell’immigrazione. Mi piace pensare che la Francia, la Germania, l’Austria abbiamo aperto le frontiere decidendo di accogliere i profughi perché i governanti di queste hanno sentito per la prima volta che era semplicemente la cosa giusta da fare. La foto di quel bambino, semmai, ha fatto vivere ad ogni essere umano lontano da quelle tragedie quello che ogni parroco, ogni buon cristiano praticante nella carità o in missione vive tutti i giorni al servizio dei più deboli. Il Papa», prosegue Caner, «ancora una volta con le sue parole è stato “quel volto della Chiesa”, una Chiesa fatta di poca filosofia e dottrina ma di tanto esempio e concretezza. Il coraggio che permea gli inviti di papa Francesco, a volte provocatori, sono il frutto della volontà della Chiesa di dare un esempio di accoglienza e, personalmente, da operante nel settore, credo sia anche un invito intelligente. Infatti», sottolinea Caner, «se tutte le parrocchie accogliessero tutte l’invito del Papa, si risolverebbero tanti problemi relativi all’integrazione dei rifugiati nel nostro Paese. Certo, questo tipo di accoglienza presuppone comunque un’organizzazione e non solo la volontà di farla, ma sono convinto che attraverso una distribuzione siffatta su tutto il territorio nazionale, si conferirebbe più dignità anche agli stessi rifugiati. Le persone ospiti dei nostri centri», conclude Simone Caner, «hanno bisogno di considerazione, rispetto, attenzioni, a volte sembrano dei bambini smarriti pieni di paure. Per cui un’accoglienza parrocchiale in numeri limitati potrebbe essere la giusta risposta ai bisogni e alle esigenze di questa gente». (r.o.)

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