Cantina sociale, in nove a giudizio per attività finanziaria abusiva

Atto di citazione della procura di Lanciano per alcuni ex amministratori e quattro attuali della Colle Moro «Oltre un milione di euro a un po’ di soci con acconti anticipati e piano di rientro rateale senza garanzia»
FRISA. Sono stati rinviati a giudizio per abusiva attività finanziaria, in concorso tra loro, nove amministratori, in carica nel periodo 2021-2023 (e quattro dei quali componenti anche dell'attuale Cda, alcuni con incarichi apicali), della cantina sociale Colle Moro di Frisa. A conclusione delle indagini della guardia di finanza di Lanciano, il pubblico ministero Miriana Greco ha citato in giudizio Patrizio Cocco e Luca Di Tommaso, in qualità di vicepresidenti del Cda 2021-23; Lucio D'Ambrosio, componente del Cda 2021-23; Lorenzo Di Loreto e Rosanna Iasci, in qualità di consiglieri sia del Cda 2018-2020 che di quello 2021-23; Francesco Labbrozzi, in qualità di presidente del Cda fino al 31 gennaio 2021 e di consigliere di amministrazione del Cda 2021-23; Albino Lanci, in qualità di consigliere del Cda 2018-20 e poi membro del comitato esecutivo del Cda 2021-23; Marco Staniscia, vicepresidente prima e poi presidente; Dionina Tortella, vice presidente fino al 31 gennaio 2021 e consigliere del Cda 2021-23. Parte offesa è la stessa cantina sociale Colle Moro, che ha sede a Guastameroli e che dallo scorso 14 gennaio è guidata dalla presidente Maria Concetta Tarquini.
Secondo la procura di Lanciano, Labbrozzi e Staniscia, che hanno entrambi ricoperto la carica di presidente della storica cantina (nata nel 1961), avrebbero posto in essere un'attività di finanziamento a favore di alcuni dei soci della cantina sociale, mediante acconti anticipati non rientranti nei limiti del conferimento delle campagne vendemmiali annuali e non previsti nello statuto della società. Sembra che gli importi fossero di molto superiori, in alcuni casi addirittura fino a quattro volte, al valore finale della liquidazione delle uve che i soci beneficiari avrebbero conferito. Due tra gli stessi imputati, nonché amministratori, risultano avere beneficiato di questi acconti, ovvero Staniscia per un importo di 134mila euro e Di Loreto per circa 103mila euro. Il totale ammonterebbe ad oltre un milione di euro.
Successivamente gli altri sette imputati, in concorso tra loro, hanno adottato un piano di rientro rateale, facendo sottoscrivere ai soci beneficiari una scrittura privata di riconoscimento del debito, concedendo, a seconda dei casi, un rientro rateale anche fino a sei anni, ma senza alcuna garanzia in favore della cooperativa. E applicando addirittura un tasso di interesse, pari al 5%, in violazione dell'articolo 132 del Testo unico bancario che prevede, per questo tipo di operazioni, l'intervento di un istituto di credito autorizzato.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Agostino Chieffo, Antonio Di Campli, Augusto La Morgia e Angelo Nigrelli, compariranno in udienza predibattimentale il prossimo 8 ottobre. «Il mio assistito», dice l'avvocato Di Campli che rappresenta l'ex presidente Marco Staniscia, «pur avendo già chiarito nell'interrogatorio di garanzia la sua posizione, si dichiara tranquillo di poter dimostrare in fase dibattimentale la completa liceità di tutti i provvedimenti presi nell'esercio del suo mandato di presidente».
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