Cantoniere assenteista col secondo lavoro

12 Novembre 2015

Agostino Ramondo, 53 anni, di Casoli nel negozio della moglie in orari di servizio. Accusato anche di prendere legna pubblica

LANCIANO. «Sfrontato e impudente» perché ha continuato a truffare la Provincia di cui è dipendente, anche dopo una prima perquisizione negli uffici dell’ente e in casa sua che avevano evidenziato le sue “colpe”. Così il procuratore capo Francesco Menditto definisce Agostino Ramondo, 53 anni, di Casoli, capo cantoniere della Provincia di Chieti da ieri agli arresti domiciliari accusato di truffa aggravata, peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Benché risultasse in servizio, in alcuni giorni aiutava la moglie nell’edicola o era a casa intento a sbrigare faccende personali. Avrebbe anche preso della legna della Provincia per usarla in casa propria. Accuse purtroppo non nuove per dei dipendenti provinciali visto che ci sono stati altri casi di cantonieri assenteisti o che non manutenevano le strade durante il servizio ma facevano ben altro.

Il capo cantoniere è ai domiciliari su ordine del gip Massimo Canosa che ha accolto la richiesta del procuratore Menditto che ha coordinato le indagini svolte dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri. Mesi di osservazione, pedinamenti con riprese fotografiche e video, e anche delle perquisizioni. Tutte azioni che hanno rilavato che il capo cantoniere “dal 13 dicembre 2014 al 28 settembre scorso, in giorni ed orari nei quali attestava falsamente la propria presenza in servizio, si trovava in luoghi non inerenti ai propri doveri di ufficio: era infatti nell’esercizio commerciale della moglie oppure nella sua abitazione o a sbrigare faccende personale in altri uffici pubblici, utilizzando in talune occasioni anche i mezzi della Provincia”.

E ancora: a fine gennaio avrebbe ordinato al personale alle sue dipendenze di tagliare in piccoli pezzi della legna di proprietà dell’ente che poi avrebbe portato, a bordo dell’auto di servizio, a casa sua. «Quello che ci è apparso ancora più grave», ha evidenziato Menditto, «è che il 13 dicembre 2014 l’uomo, accortosi dei controlli della polizia giudiziaria, ha fatto una falsa domanda di congedo, datandola il giorno precedente, ma presentandola solo giorni dopo, in tal modo ponendo in essere una vera e propria condotta di depistaggio ed inquinamento del materiale indiziario acquisito. L’aver continuato nelle proprie condotte fraudolente anche dopo una prima perquisizione sia negli uffici provinciali che in casa il 13 febbraio 2015, ha evidenziato una sfrontatezza ed una impudenza davvero notevoli».

Ramondo oltre ai domiciliari ha il divieto assoluto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono.

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