Caporalato, libero l’imprenditore «Ho fatto 5 assunzioni regolari»

Luciani scarcerato, ma restano i gravi indizi di colpevolezza a suo carico contestati dalla Procura Interrogato anche il bulgaro, ritenuto presunto caporale. Il difensore: «È un lavoratore onesto»
MOZZAGROGNA. È stato scarcerato Giuseppe Pompilio Luciani, l’imprenditore agricolo di Mozzagrogna finito agli arresti domiciliari nell’indagine contro il caporalato condotta dai carabinieri di Atessa. Il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha revocato la misura cautelare per il 61enne, come chiesto venerdì dagli avvocati Errico Sacco e Anna Ida Piccirilli al termine dell’interrogatorio di garanzia. Restano i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’imprenditore, a cui sono contestati i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, ai danni di almeno undici braccianti, nonché in materia di sicurezza, in concorso con Danail Toshev, bulgaro di 39 anni, ritenuto il presunto caporale. Tuttavia, sulla base delle dichiarazioni e dei documenti prodotti dalla difesa dell’indagato, il giudice ha ritenuto non più sussistenti le esigenze cautelari, rimettendo in libertà il 61enne.
«Siamo soddisfatti dell’attenzione dimostrata dalla magistratura», dicono i difensori dell'imprenditore, «per ricostruire la vicenda in maniera trasparente e serena rispetto alla versione distorta data finora».
In sede di interrogatorio Luciani avrebbe spiegato di aver agito in buona fede, mostrando una certa leggerezza nella gestione dei rapporti di lavoro, dovuta anche alle dimensioni della sua azienda, che si estende su oltre 120 ettari. L’imprenditore ha inoltre documentato la regolare assunzione di 5 lavoratori di nazionalità bulgara, tra cui lo stesso Toshev. Luciani avrebbe delegato al 39enne, anche se non formalmente, la gestione del personale da impiegare per la raccolta dell’uva, in quanto era l’unico a parlare un po’ l’italiano.
Il bulgaro, dal canto suo, si sarebbe presentato come capofamiglia, proponendo i suoi parenti, tra cui fratelli, cugini, zii e nipoti, come lavoratori da impiegare nella vasta area coltivata tra Mozzagrogna e Fossacesia.
Nei due mesi d’indagine, fatta di osservazioni e pedinamenti, i carabinieri del Norm di Atessa avrebbero però documentato la presenza di almeno undici braccianti bulgari (di cui quattro donne) a lavoro, a rotazione, nell’azienda di Luciani e alloggiati in locali fatiscenti e sporchi affittati dall’imprenditore. Il giorno del blitz, lo scorso 29 ottobre, sono stati identificati sette braccianti, di cui 5 irregolari, ossia sprovvisti di un qualsiasi contratto. Gli altri due erano Toshev e un fratello di questi, anch’egli assunto ma retribuito al di sotto di quanto previsto dai contratti collettivi.
Ieri mattina il 39enne bulgaro, in carcere a Vasto, ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia. «Ha risposto alle domande del gip e respinto le accuse», sostiene l’avvocato Gianluca Mitolo del foro di Foggia, «il mio assistito lavorava onestamente nei campi con i suoi familiari, che avevano bisogno di questo impiego. Era il referente del gruppo poiché l’unico a capire l’italiano. Ma era il datore di lavoro a decidere la somma, 35 euro al giorno (per qualcuno 40 euro, ndc), da pagare ai braccianti».
Respinta anche l’accusa di tentata fuga prima dell’arresto a San Severo. «Il contratto era scaduto, era libero di andare dove voleva», replica il difensore che ha chiesto la revoca della custodia in carcere («Non ci sono i presupposti») e, in subordine, i domiciliari o una misura meno afflittiva.
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